Resistenza migrante

Partigiani europei dove siete? Solleviamoci per i migranti.
È ora di reinventare una Resistenza di fronte alla strage di massa in corso nel Mediterraneo. Non abbiamo più scelta e le parole sono morte. L’informazione pure. Sappiamo da mesi, da anni. Ma è ora di ribellarsi a ciò che si caratterizza sempre di più come una guerra contro la persona migrante, perché migrante.

Il “lasciare” sparire di massa, “lasciare” rovesciarsi barconi, “lasciare” invisibilmente morire nel mare, “lasciare” torturare nei Lager, lasciare “eliminare”, impazzire, suicidarsi i migranti. Il paragone con le atrocità della seconda guerra mondiale non è ovviamente permesso né utile, forse, ma credo sia possibile aprire una riflessione comune, tentare di “definire”, di mettere un nome su questa nuova forma di negazione (di massa). La nostra assenza è sempre criminale. Ci sarebbe infine da chiedersi se nel latente non serpeggi l’idea che questi migranti sono “diversamente umani”?

Lentamente l’annullamento del diverso si sta mangiando interi territori mentali.

Dietro il silenzio anestetizzato dalla crisi, nell’indifferenza generale, serpeggia un “disumano”, che non suscita alcuna reazione pubblica, anzi è proprio quest’anestesia depressiva che fa temere il peggio, la pancia molle del consenso moscio della corsa al narcisismo di tutti su Facebook e nella vita reale.

“A cosa dobbiamo oggi identificare la passività generale di fronte al prossimo olocausto?” chiedeva Michel Bounan, La vie innommable).

Abbiamo la capacità di reagire? Ci alzeremo in piedi quando sarà tempo? Non è già tempo? Non è già tardi?
Urge cominciare un percorso di movimento cittadino, con lo scopo di interrogare le nostre coscienze sul trattamento degradante che riserviamo agli stranieri in Europa. Si dovrà anche fare una lucida analisi delle ragioni, economico-sociali, culturali (aggiungo psichiche) che hanno portato a un tale disumano.

Bisogna inventare una nuova Resistenza che garantisca una protezione immediata della vita, dei migranti nel Mediterraneo, e dei loro diritti (soccorso, asilo politico, protezione umanitaria…). Affinché l’indignazione non rimanga virtuale, dopo anni di denunce, rapporti e comunicati, proponiamo una giornata di occupazione fisica di quei luoghi disumani dove si continua a morire. Con cui non accettiamo più di convivere. Chiamiamo ad una nuova #ResistenzaMigrante

Abbiamo bisogno di anime solide che si ribellino contro quello che si profila e caratterizza sempre di più come un eliminare i migranti in mare. Una forma di eliminazione diversa, ma con strane analogie con la seconda guerra mondiale. Africani neri e barconi. Ma un medesimo sparire in mare, dei diversi. Lasciarli invisibilmente morire. In un’assenza complice.

L’assenza epocale è criminale.

La psicopatologia latente che potrebbe, non solo, spiegare quello che succede è l’idea latente ma sempre più radicata, che questi sono “diversamente umani”. Non avrebbero diritto alla vita stessa. E non interessano più di tanto nostri politici.

La loro morte non scatena la nostra rabbia e azione, non ci commuove così tanto, ci siamo assuefatti all’atroce idea di una normalità in cui i barconi si rovesciano a casa nostra, in cui gli esseri umani muoiono per i soccorsi tardivi.

Questo è il segno di un’atroce complicità dell’assenza. La nostra.
Ci rialziamo, ci organizziamo, troviamo le chiavi per sbloccarci insieme? Per inventare una nuova resistenza.

Di fronte a questo abisso fascista ed al rischio di una guerra xenofoba, dobbiamo essere capaci di inventare / di praticare un rifiuto del disumano, che sia davvero nuovo. E vitale. Un rifiuto che venga da dentro il cuore e le menti. Che non sia di parole e di sola ragione – perché la razionalità (la critica razionale) da sola non è mai riuscita a combattere il disumano. Ci vorrà, questa volta, l’intenzione di andare più a fondo, di avere il coraggio di guardare l’invisibile, il latente, di iniziare una ricerca nuova.

Oltre il vedere dobbiamo essere capaci di fare un vero rifiuto da dentro noi stessi. Non più parole, ma trasformazione-azione. La trasformazione, per inventare e praticare la Resistenza dei giorni nostri. Delle menti. Altrimenti è barbarie.

Ritroviamoci. Ribelliamoci. Rimaniamo umani.

16 maggio 2012

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