Giornalismo poetico

 La poesia fa paura. La poesia è il nemico numero uno della cultura dominante. Da ogni articolo o semplice lettera ai giornali la poesia è smorzata, silenziata, eliminata. La poesia è il fantasma che si aggira nelle redazioni dei quotidiani, che si nutrono della sua assenza: una imposizione di giornalisti-chirurghi moderni che spendono la loro professione a sradicarla. Perché le “immagini” fanno ancora terrore a una cultura dominante che pensa con la sola veglia e la sola ragione.

Nonostante questo “annullamento”, il racconto poetico permette di avvicinarsi alla pelle della realtà. “Il compito del poeta è mischiarsi a tutto ciò che sta osservando”, diceva Jean Cocteau, uno dei primi ad aver parlato di “poesia del giornalismo”. Nei sogni e nelle immagini si può infatti cogliere ed essere “fedeli”, al di là dei meri fatti, al senso più profondo della Storia, cogliere le trasformazioni sociali e umane sotterranee. Essere gli occhi che colgono l’“invisibile” ma reale; che la mera cronaca non riuscirà mai a “vedere”.

Noi giornalisti poetici non rivendichiamo l’obiettività e la neutralità, non temiamo di suscitare emozione e ribellione nel lettore. Pensiamo che la risonanza emotiva permetta di addentrarsi nella realtà, restituendole verità. Noi cerchiamo di inventare un linguaggio che non determini passività, ripetizione e depressione nel lettore, ma partecipazione e immaginazione. Vitalità. Per questo costelliamo la nostra scrittura di immagini e poesia, ne facciamo materia dei nostri articoli. Lavoriamo e inventiamo un giornalismo poetico. 

 Ma si va anche oltre: è ormai sempre più chiaro che il sistema culturale capitalista conosce un limite strutturale interno, non avendo mai permesso una vera liberazione della mente umana. Oggi spunta il germoglio del rifiuto della violenza della Ragione che ha governato le nostre vite. Ovunque, persone, in alternativa e in ricerca, inventano, ricreano un altro modo di intendere la vita, una realizzazione di sé che non sia mera riproduzione di robot sociali ma realizzazione di un’identità creativa, l’unica realmente “umana”.  

 L’ora del linguaggio freddo è tramontata. Al fianco di una crisi della “cultura razional- capitalista-materiale” unicamente preoccupata dei bisogni e dei beni, che ha fatto fuori la vera identità umana irrazionale, fatta di sogni e di psiche libera, esiste una crisi del linguaggio. Usato, rigido, razionale non crea più niente di “vivo”, né tanto meno di “vitale”. Noi pensiamo che la società “in crisi” richieda l’invenzione di un nuovo linguaggio. Per immagini, quindi più intelligente, perché fatta… della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Unico linguaggio a poter svelare, in modo nuovo, la realtà umana come movimento interno.

 Se la poesia entra nel nostro quotidiano e se non si soffoca la parte “irrazionale” dell’essere umano, la società ne sarà immediatamente e radicalmente trasformata.

Inventiamo un’altra società, davvero libera e creativa.

E’ tempo di poesia. E’ ora di fare la rivoluzione poesia.

@floremy, 29.12.2010

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