Immigrazione-rivoluzione

Immigrazione Pulsione Trasformazione

L’immigrazione è una realtà ineludibile: più di 4,5 milioni di immigrati vivono oggi in Italia. Diventa anche un nuovo fenomeno mediatico, purtroppo malamente analizzato in termini di “sicurezza”, “emergenza” e crescente “criminalizzazione” da una politica cieca, che nega la realtà umana dietro di essa e non intuisce quanto invece rappresenti la nostra chance per una società davvero ugualitaria. Oggi, al contrario, ricompaiono vecchi razzismi, atti e deliri xenofobi, che credevamo sepolti nel passato: una ripetizione di cui il raid anti-bengalesi della Magliana è solo l’ennesimo… “presente”. Una nuova violenza anti-immigrati, che si mostra ogni giorno più forte nel Paese. Oltre ai discorsi storico-sociologici, non sarebbe necessario “infrangere i tabù” e interessarsi dunque alla dimensione psichica (esplorata mai davvero dalla sinistra razionale e ancora timidamente da altri)? Per riflettere su una questione fondamentale: la produzione del “disumano” nella società contemporanea.

Immensi mutamenti culturali sono infatti in atto, come l’evoluzione digitale-cognitiva e quella stessa dell’immigrazione, vere e proprie “rivoluzioni” che scombussolano il nostro relazionarci al diverso. Richiedono d’urgenza “la conoscenza collettiva” delle scoperte sulla realtà umana invisibile teorizzate più di quarant’anni fa dallo psichiatra Massimo Fagioli nella Teoria della nascita[1]; in particolare le sue scoperte fondamentali sulle pulsioni umane negative, che permettono di conoscere e “vedere”[2] certi aspetti disumani, o meglio le dinamiche disumanizzanti in atto oggi.

L’altro diverso e la pulsione di annullamento

La nostra società è il regno di una “abissale” disuguaglianza che scava e scava senza fondo. Tra gli inclusi e gli immigrati, tra i benestanti e i barboni; persone, per strada, respinte dal benessere che sopravvivono nelle maglie o ai margini della nostra società medievale, massmediale. Uomini depredati dei loro diritti e progetti, della possibilità di costruirsi un’identità sociale e umana. Ridotti a una vita sommersa, clandestina: alla tirannia della mera sopravvivenza – all’ossessione “pane e tetto”. Uomini ridotti ai bisogni. Derubati dei loro sogni; regrediti al rango di una quasi socialmente accettata “seconda umanità”.

La domanda che esploderà prima o poi: come possono coesistere gli uomini liberi con “uomini-bisogni”, “uomini-rifiuti”? E quanto può durare questa che invece di convivenza andrebbe chiamata “dis-esistenza”, senza fare implodere la nostra stessa umanità? Calpestando gli immigrati rischiamo di perderla, questa nostra umanità, come annunciava Tzvetan Todorov alcuni mesi fa: “la paura dei barbari rischia di farci diventare barbari”. Invece è in elaborazione una nostra nuova “indifferenza”, ovvero anaffettività di massa. Una nuova incapacità di rifiuto sano dell’intollerabile sotto gli occhi e il sentire di tutti.

Una specie di “pulsione di annullamento” al quotidiano. Questo concetto, teorizzato dal 1971 dallo psichiatra Massimo Fagioli, rivela una violenza negazione che annulla “ciò che nell’essere umano è umano” e ne fa un “non essere umano”. La sua umanità è annullata. Tale immensa scoperta sulla dinamica della psiche permette di capire la violenza interumana, nonché alcune tendenze disumanizzanti della società di oggi.

E in particolar modo forse il nuovo razzismo italiano, di cui la parte dell’iceberg più visibile sono certo i respingimenti, i raid anti-immigrati, gli orrendi “rastrellamenti” dei bus separati milanesi e i recenti eventi di Rosarno, ma che in realtà affonda le sue radici nell’invisibile annullamento dell’altro diverso. Giovanissimi ragazzi che aggrediscono immigrati e nessuno che capisce che hanno perso il rapporto sano con il diverso… Niente “rabbia”, “noia”, o “gioco” tra ragazzi, come vorrebbero affermare i giornali dominanti. Ma violenza psichica invisibile. Di cui il già citato evento del raid anti-bengalesi nel quartiere romano della Magliana, compiuto da adolescenti (non dimentichiamo Navtej Sind Sindhu, l’indiano arso vivo a Nettuno), dovrebbe essere il campanello d’allarme per aprire una urgente riflessione pubblica in Italia, ma anche in Europa, sui legami tra violenza razzista e sintomi di “malattia mentale” (come disturbi caratteriali di massa).

Eppure, la questione immigrazione non è mai stata affrontata dalla sinistra e dalla politica con concetti chiari, ma sempre con quelli ambigui e fallaci dell’assistenzialismo cristiano e della teoria marxista dei bisogni. Da sempre suo terreno sociale prediletto, nei migranti la Chiesa identifica i nuovi “deboli” e “indifesi”, i naturali destinatari della sua carità e della sua retorica. Ma si sa che l’aiuto al prossimo, considerato come “vittima”, è un’altra subdola forma di potere sull’altro… “Prossimo da amare”, creatura di Dio o speculare approccio di tipo marxista di soddisfazione del materiale. Mai un uomo uguale. Ciò rivela il grave grado di confusione culturale in Italia e la sfida di cambiare il registro del dibattito. L’immigrato non deve essere “aiutato”, ma considerato nella sua irriducibile umanità uguale alla mia.

Immigrazione come rivoluzione nonviolenta

Questione urgente e di fondamentale importanza. Il Sud del mondo sta approdando in Europa al ritmo della loro povertà e del nostro sfruttamento mai cessato, nonostante la fine del colonialismo, sfociato in un colonialismo… mentale. Il rapporto all’altro diverso da sé è quindi riproposto in modo urgente dal fenomeno migratorio, che ci richiede di inventare e praticare una diversità fondata sull’identità umana. In questo periodo di falsificazione, sembra infatti necessario avere chiarezza su che cos’è un essere umano. Che cos’è la vita umana. Cosa sarebbe e come costruire, ed è possibile, un rapporto sociale nonviolento perché sano e curato. “Anaffettività” e “pulsione di annullamento”, sono alcune delle scoperte chiave sulle dinamiche interumane, affermate nella Teoria della nascita, che permettono di “vedere” e conoscere la tendenza verso il disumano. La cultura politica si impadronisca al più presto di questo sapere, affinché l’immigrazione non resti assistenzialismo cristiano o, peggio, diventi inaccettabile gestione di due umanità disuguali. Con il rischio di sprofondare in una dimensione mortifera impregnata di “coazione a ripetere”, in quella “apocalisse psicopatologica”, delineata anni fa da Ernesto de Martino[3].

L’immigrazione ci costringe a propugnare una vera uguaglianza tra gli esseri umani, fondata sul rivoluzionario concetto dell’irriducibile uguaglianza psichica, data dalla nascita uguale. E, come scrive Massimo Fagioli, dal linguaggio universale dei sogni, “linguaggio senza parola imparata che fa identità umana senza differenze” (Left, 2 Aprile 2010).

Sono un essere umano” recitava lo slogan degli stranieri alla manifestazione contro i respingimenti verso carceri ignote ma torture certe in Libia, nella primavera scorsa. Poi, quello dello sciopero nazionale “Primomarzo 24h senza di noi” di alcune settimane fa, ha anche superato di molto la semplice rivendicazione dei diritti, permesso di soggiorno e di lavoro. Nel contesto italiano di negazione malata e fascistizzante dello straniero, queste affermazioni hanno significato una riscossa culturale di senso più profondo: un germoglio di coscienza (e forse di ribellione?), per affermare che va posta una fine a questo statuto disumano di “de-guaglianza” (un termine coniato da European alternatives). Il Primomarzo 2010, uomini liberi sono usciti dall’invisibilità “sub-umana” per riprendersi i loro progetti, la loro libertà e i loro sogni. Rivolta di un’identità umana negata ma uguale. Nascita. E forse sono proprio gli immigrati (chi meglio di loro?) a intuire questa nuova uguaglianza psichica (e la ricerca sulla realtà interumana invisibile?)[4]. Sono loro a poter finalmente innescare una rivoluzione nonviolenta in Italia.

 @ pubblicato su Quaderni Radicali, n.105, luglio 2010

1   La Teoria della nascita (cfr.Istinto di morte e conoscenza, ed. 1971 e segg. – L’Asino d’oro ed. 2010) è la teoria psicodinamica, antropologica e culturale-politica ideata dallo psichiatria Massimo Fagioli.

[2]  I contenuti di quest’articolo si connettono alle ricerche dello psichiatra Massimo Fagioli che in varie riprese, nei suoi articoli settimanali su Left e nell’ambito dei seminari di Analisi collettiva, ha proposto nuovi spunti originali di ricerca sul tema “immigrati e uguaglianza psichica”.

[3] R. Altamura, “Il metodo dialettico nel pensiero di Ernesto de Martino”, Quaderni Radicali, 103, Lug. 2009.

[4] Di nuovo una suggestione tratta da recenti affermazioni dello psichiatra M. Fagioli.

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