Europa spinata

giugno 19, 2013 § 1 Commento

Una mia “poesia”: Nobel
è stata pubblicata sulla rivista online di letteratura della migrazione

El-Ghibli

NOBEL

Europa mia
hai di nuovo il volto del filo spinato
di bancarelle rovesciate da nuove camicie brune
pianifichi raid e pogrom
riecheggi di suoni anti-zingari, anti-moschee, anti-islamici
non ricordi barboni indiani cosparsi di benzina su panchine deserte
nessuno ha visto, era solo per divertirsi

ignori strane sparizioni migranti
in un mare costellato da missioni Frontex, radar e satelliti

hai occhi lunghi e verdi di ragazzi-bimbi camminati anni tra monti gelati
respinti al primo porto
cacciati dalle nostre bombe intelligenti
cadono di notte sulle nostre
autostrade da tir attenti alle merci
ai bimbi no

hai il volto di frontiera
risuoni già dell’’abbaiare dei cani di polizia
addosso,
ti nascondi trattieni il respiro nella busta di plastica, soffochi
e naufraghi a poche miglia dalle bianche coste
bianche

inerme come quegli uomini in mutande
perquisiti da poliziotti sovrarmati

sei sbarra,
cancello e cintura di recinti ancora
e torri di controllo pronte a tutto, piuttosto che a fare entrare un uomo
nero

sei Cie, Cara, Cspa
campo di internamento per migranti
derubi uomini stranieri dei loro affetti
li annienti piano con reati fantasticati e psicofarmaci
li rendi corpi, in strade senza sogni

pronunci cose vecchie credute superate
“patria” “difesa” “sicurezza”
distribuisci cibo agli ius sanguinis
e la parola “entità etnica” già risuona

ti chiamano Alba, ma sei solo un nuovo incubo dorato
solo un nuovo incubo
mentre gli altoparlanti ci ossessionano di spread default e grafici
la voce tirannica si espande

il ripetersi è alle porte della tua mente
si coagula nell’’annullamento del diverso
mentre le hostess dell’’economia e i suoi preti ci fanno digerire la colpa
dello spread

un disumano serpeggia
si è già divorato
interi spazi
mentali

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Mio diario da Lampedusa

maggio 4, 2013 § Lascia un commento

Il mio diario da Lampedusa, “Se fosse accoglienza la porta sarebbe aperta”, è stato pubblicato sulla rivista letteraria Le reti di Dedalus!
che ringrazio calorosamente per aver ospitato questo scritto a controcorrente, visto la censura che ancora vige sul tema e su quei luoghi di detenzione. E’ stato scritto nell’estate del 2011, durante la cosidetta “emergenza nord-Africa” dall’interno del Centro di soccorso e prima accoglienza.
ps. unico dettaglio, al livello giuridico il centro Imbriacola è un CSPA (non un Cie).

Per un ciclista indiano

giugno 13, 2012 § Lascia un commento

Sei di nuovo finito tra le brevi, ciclista.

eri indiano, bracciante, stagionale,

uno che suda al nero nei campi nostri, per pomodori rossi,

come il tuo sangue, su quella strada stretta senza pista ciclabile,

dove sfrecciano indifferenti automobilisti e camionisti ammalati di inutile velocità,

quella strada si sa è pericolosissima mortale, ma per te, vitale come il pane,

su quella strada, solo poveri sfruttati vanno in bici, come in un vecchio film lotta di classe anni ‘50,

oggi su queste strade pedalano i clandestini,

non fanno consenso elettorale, ci sarebbe pure una legge un Parlamento per la mobilità ciclistica, ma questi vanno lasciati senza tutela, chissenefrega dei clandestini? Uccisi da una retrograde violenta politica,

anaffettiva,

 profitti solo vede gli esseri umani mai

Medioevo Italia,

dove è meglio dopo i campi, fare ancora sudare uomini stanchi con la schiena a pezzi su sgangherate bici

dopo il lavoro barcollano gli indiani

sorpassati a mille da enormi tir che non usano i freni e la mente,

anzi accelerano perché si sa la merce è mobile

veloce deve accumularsi in immensi magazzini di questo supermercato-società,

veloce, incartata, protetta, più dignitosa della tua vita ciclista

Indiano

Ciclista.

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