Bombardare il mare

maggio 26, 2015 § Lascia un commento

Bombardare il mare. Bombardare il proprio mare.

Il mare legame con i popoli del Mediterraneo, il mare non violenza, fantasia, speranza. Onde blu verde dove si tuffano urlando di gioia i bambini d’estate e i corpi stanchi dei lavoratori, giochi, spruzzi, risate, pesci e baci, il mare, quello che lecca le nostre cartoline, i nostri piedi e le nostre menti. Il biologico rapporto biologico dell’essere umano con la propria nascita.

Come siamo giunti all’inizio di un nuovo secolo a tanta follia? Non si sa se più omicida o suicida – la distruzione di tutta la speranza sulla quale si fondava il progetto europeo? Perché precipitarsi, ancora, nell’istinto di morte? Dopo aver reificato, annullato l’immagine diversa del migrante uguale punto di vederlo come un “invasore nemico”. Stanno per bombardare i bambini profughi. Osiamo prima guardarli diritti nei loro occhi. Verdi, siriani eritrei afghani. Ma sarà la guerra degli schermi e dei droni rimossa nei deserti e nei porti sconosciuti e neri. Laggiù lontano in Africa.

Per rispondere e venirci in aiuto nell’oscurità, ci sarebbero libri-visioni, purtroppo alcuni non ancora disponibili in italiano, eppure, cruciali come il pane questi giorni. Penso al visionario “La vie innommable” di Michel Bounan (tradotto in italiano sarebbe “La vita innominabile”), che dopo aver spiegato i nessi della neo-coscienza anestetizzata svelava il passaggio storico alla violenza di massa. “A cosa dobbiamo oggi identificare la passività generale di fronte al prossimo olocausto?”, si chiedeva già nel 1993?

2015. Inizia la folle suicida mostruosa guerra, di un Europa che bombarda il proprio mare, il proprio luogo di vita di fantasia, azzera la storia di scambi millenari tra le due sponde del Mediterraneo. Si suicida. Già Aimé Césaire, nello splendido visionario Discorso sul colonialismo, annunciava che l’Europa sarebbe sparita nel proprio violento monologo.

C’è la responsabilità dei media, che falsificano la realtà dei lager in “campi di raccolta” e promuovono i deliri guerrafondai, l’“affondare i barconi”, senza analisi, senza verità. C’è la psicopatologia dei nostri cosiddetti governanti, che hanno perso ogni immagine interna di sé e dell’altro come essere umano, ogni immagine interna di umanità, di uguaglianza, di speranza. E vivono della distruzione altrui, della terra bruciata, delle rovine siriane, dei cimiteri migranti, degli annientamenti. Stanno per gettare l’Europa in un nuovo abisso.

E poi ci siamo noi, noi che abbiamo la possibilità di fermare questo nuovo orrore, di colmare oggi la fosse comune aperta sotto di noi, come fanno ogni giorno alcuni, nuovi, partigiani che raccolgono le chiamate di soccorso dai satellitari dei profughi in pericolo di morte nel mezzo del Mediterraneo. Ma tutti noi perché non riusciamo ad sollevarci contro i nostri “governi” malati? Come siamo giunti a rassegnarci, ad accettare oggi nel ventunesimo secolo – con tutta l’identità conoscenza esperienza intelligenza nuova e collettiva – questo nuovo dilagare del dominio del disumano? Quando invaderemo quelle stanze di morte del non-governo? Cosa ci impedisce e paralizza ? Siamo già troppo annichiliti dentro?

Se la giornata del 25 aprile avesse avuto bisogno di una carica di vitalità, sarebbe stata quella di indagare e interrogare questa nostra complicità con il disumano anti-migrante. Che ci portiamo con noi. Il riflesso degli schermi degli schermi, che strillano nel vuoto all’orrore, incapaci di pensare e reagire – a questa deriva totale – il cimitero per migranti.

La Negazione, il mio nuovo pamphlet appena uscito per Stampa Alternativa annunciava la guerra ai migranti, per aver negato l’emergenza di questo nuovo soggetto storico: il migrante. Bisogna uscire dalla cecità e dalla scissione, urgentemente. Ritrovare il proprio mare. È una questione collettiva e vitale.

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