Europa letale

agosto 30, 2014 § Lascia un commento

C’è un momento dove la politica diventa delirio e cinismo osceno. Nel corso della svolta storica che, col precipitare delle guerre regionali in tutto il Medio Oriente, la disgregazione delle Libia e i vari conflitti nel continente africano, c’è da aspettarsi l’intensificarsi dei flussi migratori, il buon senso minimo avrebbe portato a mobilitarsi verso più salvataggi. Invece, è in questo preciso momento storico, che il governo italiano decide apertamente: più morti.

Cinismo sfrenato perché ricordiamo che la comunicazione dell’abbandono di Mare Nostrum è avvenuta all’indomani di un week end dove in tre naufragi successivi sono annegate più di 300 persone – una tragedia bis del 3 ottobre scorso -, nel silenzio e le lacrime assenti di tutti.

Frontex ricordiamo non è mai stata una missione di salvataggio ma di mera sorveglianza, pattugliamento, e peggio, di respingimento. La trovata mediatica della distruzione dei barconi, sempre per altro esistita, una ridicola pezza sulla questione del fenomeno migratorio, di cui le vere cause e la nostre responsabilità vengono sempre annullate. Frontex si limiterà inoltre alla gestione degli interventi di pattugliamento al limite delle acque territoriali europee, ovvero solamente 12 miglia dalla costa , non spingendosi più nelle acque internazionali, (come ha fatto Mare Nostrum, operando fino a 170 miglia dalle coste italiane e salvandoci più di 100.000 persone) né nelle acque libiche dove avvengono la maggiore parte dei ripetuti e strani naufragi (già responsabili di più di 2000 morti dall’inizio del 2014) e delle cui dinamiche non si sa nulla. Addirittura, fonti informali della Commissione (non smentite) hanno parlato di ipotesi di “dirottamenti” delle barche dei migranti, un’espressione che pare riproporre in sostanza lo spettro dei respingimenti sulla cui illegalità la Corte Europea dei diritti dell’Uomo si è espressa con chiarezza con la Sentenza Hirsi del 23 febbraio 2012 con la quale condannò proprio la politica italiana dei respingimenti.

Quella patetica aggiunta di un “Plus” ad una Frontex già mortifera, maschera molto male la vera scelta ufficiale dell’Ue per la guerra, frontale, nel mediterraneo per difendere la Fortezza sulla sua frontiera marina. La scelta della repressione violenta del fenomeno migratorio invece di vedere che esso è inarrestabile, frutto delle nostre politiche mancate o palesemente neocolonialiste guerrafondaie, e che non ce la caveremo facilmente con un pattugliamento, mentre è in corso una rivoluzione epocale.

Ma apparentemente gli strateghi europei non fanno il loro mestiere o la cecità disumana delle psiche Europa è talmente profonda, da permettere a leader politici di dichiarare in diretta Tv la futura omissione di soccorso per migliaia di profughi e la negazione palese del diritto internazionale. Senza contare la regressione etica collettiva in cui questa decisione ci fa tutti precipitare: macchiandosi di questo crimine contro l’umanità, l’Europa perde la propria identità e scivola nell’apocalisse culturale di una nuova autodistruzione, un’altra volta ancora dopo il nazismo.

La questione aperta è infatti perché questa tanatopolitica viene accettata da tutti. Come sia diventato normale continuare ad essere governati da disumani. Urgente chiedersi se ancora un po’ umani siamo, o se la psicopatologia in Occidente non abbia già divorato parte delle nostre coscienze ben addormentate digitali indifferenti e complici.

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La guerra addosso

agosto 25, 2014 § Lascia un commento

Sulla panchina del porto quando incontri i profughi siriani, vieni presa da un tremore, non sai bene perché ma è tangibile, sai. In quegli occhi, in quelle rughe, in quello sguardo, in quella dignità diritta retta, in quel saluto salvo, da salvati. In quel sorriso di quella bambina. La guerra è là, sulla panchina. Non c’è rumore né esplosioni né bombe, ma invisibilmente inesorabilmente nonostante la nostra cecità, la nostra complicità, in silenzio.
É arrivata là, su quella panchina, la coda finale estrema di quell’orrore, che loro si portano dentro intorno addosso. In cerchio intorno a loro come un’aura. Penetra. Tremi. Non sei più una cronista e non sai più scrivere parole. Avvicinarsi incontrare e parlare ad un profugo siriano è un esperienza totale corpo cuore emozioni. Fenomenologia paradossale, è la presenza dell’assenza o l’assenza della presenza. Guerra- Come se si aprisse una breccia nel reale, che diventa improvvisamente tridimensionale, come nei peggiori giochi video, abissi scavati nell’asfalto.
Silhouette nere – orizzonte di macerie, di rovine, di bombe sganciate, di razzi, di armi, di inutili trattati di pace mai veramente voluta di un’Occidente criminale di un mondo armato.
Tremi. Non hai parole. Vorresti solo scrivere, è un orrore quella guerra. Come facciamo ad accettarla? Ti tieni prezioso il tremore che senti solo a parlargli, solo a cercare ad immaginare. E la sensazione di freddo, di grida, di ingiustizia, di follia, che hai provato a loro contatto, il tremore, il disfacimento degli strati più interni delle cellule, degli organi, delle certezze – il disfacimento della vita – è nulla rispetto a quello che hanno sentito loro.
E che non puoi raccontare.

Dove sono?

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