Morti di politica migratoria

agosto 12, 2013 § Lascia un commento

Speravamo, ogni estate, ogni stagione degli sbarchi di non dover più scrivere le stesse cose, la voragine di indignazione, di rabbia, di tristezza di fronte all’inazione colpevole del governo italiano e dell’UE. Inaccettabili ed evitabili morti in mare. Ma ad ogni estate, ad ogni stagione prevedibile degli sbarchi, dobbiamo riscrivere le stesse parole, additare l’ancora inspiegabile inazione del governo, mentre l’unica azione da compiere, l’unica scelta politica sarebbe quella di predisporre d’urgenza un corridoio umanitario dalla Libia, per garantire una sicura evacuazione ai profughi. Invece di continuare in modo ipocrito a lasciare il destino di centinaia di uomini, donne incinte e bambini, non solo in balia non a meteo avverso e scafisti senza scrupoli ma a politici indifferenti. Che non sentono, non reagiscono, non cercano soluzione concreta per evitare quel spettacolo della morte indiretta.

La strage quindi prosegue. Ieri sei migranti annegati non in viaggio ma vicino alla riva di Catania. Sull’ultimo gommone alla deriva nel Canale di Sicilia con a bordo 103 somali, soccorsi e portati a Lampedusa lo scorso 8 agosto, due persone uno dei quali un bimbo in tenera età, sarebbero morti durante la traversata tra le coste nord africane e la Sicilia. Somali, tra cui 29 donne : profughi, richiedenti asilo. Di questa drammatica traversata gli cronisti scrivono queste parole-orrore, senza sembrare di accorgersi del loro significato: “i corpi sono stati gettati al mare”. Sembra una frase “normale” oggi nel 21 secolo? Invece eccola la barbarie contemporanea. Uomini e donne in fuga che per conquistare un diritto che li spetta di diritto, l’asilo, devono sbarazzarsi di cadaveri a bordo, conoscere il terrore, il raggelo interno, l’inumano .

E poi scrivere di nuovo queste parole. E’ morto un bambino. Un bambino che era stato strappato dalla culla da una mamma in fuga, portato di notte verso spiagge buie, dopo giorni in camion senza aria attraverso il deserto, fatto imbarcare, per proteggerlo, per salvarlo, sicuramente dalla guerra o dalla fame. E noi dovremmo scrivere di questo bambino morto che poteva essere salvato?

Ma ci rifiuteremo di scrivere “ennesima tragedia”, perché poteva essere evitata, non scriveremo persone “ingoiate” dal Mediterraneo, perché non è colpa né del mare né della meteo, ma da una precisa scelta di politica: l’esternalizzazione dei controlli di frontiera frutto degli accordi bilaterali con i paesi di transito, che produce solo negazione del diritto d’asilo. La verità è che questa guerra alla cosiddetta “immigrazione illegale” colpisce solo i profughi della Somalia, dall’Eritrea, dalla Siria (doppiamente colpiti dall’inazione dell’UE).

Quando la politica si assumerà la responsabilità di queste morti? Deciderà finalmente di modificare la normativa sugli ingressi e di rispettare il diritto d’asilo, fondamenta di un Europa civile che rispetti i diritti umani? Oppure, diciamolo chiaramente ormai siamo fuori legalità, fuori umanità.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Morti di politica migratoria su FLOREMY.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: