Manifesto del governo italiano in esilio

luglio 9, 2013 § Lascia un commento

Interessante articolo si Franco La Cecla pubblicato oggi su Alfabeta2

Il manifesto del governo italiano in esilio.
“Formiamo il nuovo Giie, il governo italiano in esilio. L’Italia è già nostra, perché quelli che sono rimasti a casa dormono o tardano a svegliarsi.”

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Lampedusa verdad

luglio 8, 2013 § 2 commenti

Mentre la finzione mediatica sulla visita del papa a Lampedusa va in onda, l’isola à stata ripulita dai migranti e i respingimenti illegali vanno avanti.
Mi assalgono immagini del 19 settembre del 2011, quando migranti sfuggiti al centro di accoglienza appena bruciato trovarono rifugio nello stadio dove si celebra oggi la messa, rinchiusi dietro recinti e poliziotti. Parcheggiati. Prima delle espulsioni illegali collettive.
Invece di corona di fiori, andavano ribadite la protezione del diritto all’asilo, l’applicazione delle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia, la legalizzazione degli ingressi sul territorio, la chiusura dei centri di detenzione.

Si “siamo tutti responsabili”, in una “globalizzazione dell’indifferenza”, ma non nel senso del essere “peccatori”, ma di partecipare ad un stile di vita capitalista che infligge distruzione al resto del pianeta. L’unica veritas sarebbe stato di praticare l’alternativa al capitale. Perché i migranti sono solo l’altra faccia di un Occidente predatore, schiavista e neo-colonialista, che oggi ancora schiaccia ogni iniziativa nazionale verso una vera indipendenza da parte degli Stati del Sud, impone ingiuste regole sul commercio mondiale, distrugge a colpi di multinazionali e dumping interi mercati africani, invade di biocarburanti i terreni tradizionalmente coltivati per l’alimentazione, precipita popolazioni rurali verso un esodo massiccio senza nessun cuscinetto sociale: la lista delle “nostre” responsabilità è lunga…

Come diceva il geniale Jaime Semprun, i flussi di profughi che battono alle nostre porte, sono “il rinculo della distruzione inflitta al pianeta”, “ci portano la notizia dello scoppio di una specie di guerra civile mondiale, senza fronti precisi, né terreni di battaglia definiti” (L’abisso si ripopola).

Gli amici di Askavusa riassumono splendidamente: «Nella quinta edizione del LampedusaInFestival si parlerà delle cause che spingono migliaia di persone a lasciare la propria casa. Si parla spesso di immigrazione come un fatto acquisito e inevitabile, noi pensiamo invece che sia un effetto delle politiche estere delle nazioni “occidentali” e di un sistema finanziario internazionale fondato sulla mercificazione dei beni come degli esseri umani. Bisogna distinguere le differenti motivazioni di chi emigra da un paese ad un altro; sono tante e diverse, ma ciò che accomuna chi viaggia dalle zone del sud del mondo a quelle del nord è la limitazione e in molti casi la negazione della libertà di circolazione.”
“Vedendosi limitare la libertà di movimento, i migranti diventano merce per le organizzazioni criminali e da quel momento si avvia un circolo infernale. I barconi spesso si trasformano in bare, i migranti diventano merce per i centri di accoglienza che fanno profitti sulla loro pelle, merci per chi li sfrutta nei campi o nelle fabbriche, merce per i politici che usano l’immagine stereotipata dell’immigrato per i propri fini elettorali.
L’isola dell’accoglienza si chiede se questa sia vera accoglienza, se sia lecito cambiare le regole ogni volta che lo Stato ne ha bisogno: oggi i migranti possono uscire dal centro di via Imbriacola, domani no, dopodomani forse; oggi si fanno i trasferimenti, domani no etc.
L’isola dell’accoglienza si chiede se accoglienza significhi “guadagnarci” in qualche modo.
Vogliamo andare oltre la retorica della Porta d’Europa e chiederci/vi se i motivi che spingono tutte queste persone a scappare dalla propria terra siano forse gli stessi che, nella vecchia Europa, le imprigionano ancora, inducendole in condizioni al limite della schiavitù, e come questa negazione degli elementari diritti coincida sempre di più con la negazione dei diritti di tutti noi cittadini Europei.»

Se non si guarda alle radici della questione migratoria, si rischia di capire poco o niente dei complessi e intrecciati problemi Nord-Sud, non solo economici ma anche culturali: l’imposizione per decenni del nostro modello di vita come unico referente, con la conseguente colonizzazione mentale di un eldorado eretto a forza di tv show, dritto nei loro sogni.
L’Occidente ipocrita si risveglia oggi… Quando l’Europa vorrà, invece di slogan, affrontare l’interconnessione dei problemi e delle responsabilità, facendo un salto coraggioso verso un’economia verde, equosolidale, in decrescita e non distruttiva delle altre economie? L’unica vera e sostenibile “politica migratoria” parte da un nostro proprio cambiamento di sistema, inventando e praticando ogni giorno l’economia nuova per una società diversa.

Loro chiedono l’uguaglianza, non l’assistenza.

Invece di anacronistica fortezza, diventare un mare di fantasia.

No.9 – Stop violence at the borders!

luglio 1, 2013 § Lascia un commento

Gli omicidi di Fortezza-Europa nell’enclave di Melilla. Il documentario di Sara Creta e il lancio della campagna N0.9 – Stop violence at the borders”

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