Guantanamo: tortura quotidiana

giugno 26, 2013 § Lascia un commento

Nel silenzio totale, tranne il Manifesto, prosegue lo sciopero della fame dei 142 detenuti (su 166) di Guantanamo per denunciare le nuove misure coercitive, estreme, messe in campo dalla nuova gestione. Siamo al quinto mese: sciopero della fame con rischio di morte piuttosto che questa tortura. In una Guantanamo, che malgrado le promesse di Obama è tornata indietro alle condizioni barbare del 2002.

«Dopo l’irruzione violenta nelle celle il 15 aprile scorso dei militari in uniforme d’assalto armato (joint extraction operation), la carica con pallottole di gomma e l’isolamento in celle singole nel settore di “massima custodia e sicurezza” – ci spiega il giurista Remes – è stata introdotta una doppia tortura: la nutrizione forzata aggiungendo anche la perquisizione fisica “strip searching”, una volta denudati e i detenuti che protestano vengono palpati per tutto il corpo con controlli invasivi dei genitali per chiunque avesse intenzione di comunicare con il proprio legale o con i propri familiari. La conseguenza è stata che nessuno dei miei clienti ha piu dato notizie pur di evitare questa ulteriore tortura». «Guantanamo – prosegue David Remes – così è tornata indietro alle condizioni barbare del limbo legale del 2002.Il compito di instaurare le direttive di questo brutale regime con il muro del silenzio da e verso il mondo esterno è stato affidato recentemente al colonnello Bogdan, un capitan Bligh (quello del Bounty) dei giorni nostri. Che in cella ha tolto le lettere dei familiari, il dentifricio, la tv , l’illuminazione 24 al giorno, imponendo la nutrizione forzata e svegliando i detenuti ripetutamente mentre dormono di notte. Non mi meraviglierei se tutto ciò anziché spezzare lo sciopero della fame dei detenuti disperati li incoraggi alla “scelta con rischio di morte” di cui parla Samir Moqbel».

(fonte) L’articolo del Manifesto, di Patricia Lombroso, 25 giugno 2013.

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