Dal mare l’uguaglianza

dicembre 17, 2012 § Lascia un commento

“Italians saved us physically, now we need to be safe by the mental (mentally)” dice Aref a Lampedusa.

“Ringrazio la Marina italiana per averci salvato. Gli italiani ci hanno salvato ma solo fisicamente, adesso vorremmo essere salvati psicologicamente”. Queste parole sono di un giovane migrante sopravvissuto all’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa. Queste parole devono essere ascoltate e capite, nella loro rivoluzionaria risonanza.

“Siamo in condizioni critiche, abbiamo perso alcuni cari nel mare, abbiamo incubi e qua non riceviamo le cure adeguate, dobbiamo essere trasferiti al più presto possibile”, racconta ancora Aref (nome di fantasia) nella video-intervista “Off-side Immigration” a cura di Libera Espressione su Youtube. Aref è un minore somalo, rifugiato, potenziale richiedente asilo, che ha perso la sorella in mare. Ha incubi di notte e dorme a terra, con altri 900 migranti, donne e bambini, nel Centro di Contrada Imbriacola a Lampedusa, dove è trattenuto da più di quaranta giorni.

Quell’esigenza dice tutto, è verità. Punta il dito contro le carenze di un sistema di accoglienza che, è già tanto quando ci riesce, salva i corpi. Solo i corpi. Senza mai vedere quegli esseri umani nella loro realtà umana, fatta – oltre che di bisogni – di progetti, sogni e desideri: di rapporti umani.

Snuda la politica cieca degli ultimi venti anni, che ha guardato al fenomeno immigrazione solo come gestione, sicurezza, contenimento; flussi, numeri: corpi.

Corpi “indifesi”, naturali destinatari di una “carità” che malcela il potere sull’altro “prossimo”… e l’ambigua e fallace retorica cristiana e marxista dei bisogni. Un’accoglienza meramente “fisica”, limitata alla dimensione materiale, per non aver mai avuto il coraggio di affrontare l’irrazionale umano, la dimensione invisibile della mente, i sogni –  “pensiero per immagini”.

Quello che dice il giovane migrante è “gli Italiani ci hanno salvato solo fisicamente”: cioè noi non vogliamo essere corpi da proteggere, da accudire, nemmeno da amare (il tempo di un salvataggio, prima dell’assenza anaffettiva). “Ora vogliamo essere curati mentalmente”: cioè essere visti nella nostra realtà mentale, psiche (con le nostre ferite) da curare.

Dice anche del razzismo che è fermarsi all’anatomia dei corpi, senza guardare alla realtà interna, alla nascita. “Il logos greco è proprio a tutta la storia e la cultura occidentale. Ma nessuno ha mai detto che pensare la realtà umana solo come anatomo-fisiologia è razzismo” (Massimo Fagioli, settimanale Left, 24 novembre 2012).

Nel contesto italiano dei respingimenti e dei Cie, della sistematica negazione malata dello straniero, queste affermazioni hanno il significato di una vera rivolta, di una riscossa culturale. Quelle parole-semi, devono essere lette e capite nel loro suono, senso più profondo, più nascosto, più urgente.

Quello che chiede il ragazzo somalo è un rapporto interumano.

Esige di essere considerato nella sua mente irriducibilmente uguale. Facile dirlo e scriverlo, difficile in realtà da capire veramente, nel profondo. Perché la razionalità e il Logos non sono mai riusciti davvero a comprendere che gli esseri umani nascono tutti uguali (Massimo Fagioli, Left 2008, L’Asino d’oro edizioni).

Bisogna tendere l’orecchio, accogliere queste parole forse senza capirle subito, per il loro significato così nuovo e cruciale. Fare un salto di pensiero. Quell’essere umano-bambino ha ancora la speranza di un seno; esige un’accoglienza dell’uguaglianza psichica, fondata sull’uguaglianza intrinseca tra gli esseri umani data dalla nascita e dal “linguaggio senza parola imparata che fa identità umana senza differenze” (Massimo Fagioli, op. cit.).

Quei “rari nantes” ci sussurrano e risvegliano a una dimensione fondamentale smarrita, negata in Occidente: l’identità umana fondamentalmente irrazionale.

Quegli uomini e donne che vengono dal mare intuiscono ed esigono da noi una vera uguaglianza, di natura nuova, quella della psiche. Ci costringono d’urgenza, e sono la nostra chance storica, a inventare – a ricreare – una vera uguaglianza fra gli esseri umani. Ci costringono, senza violenza, a una nostra propria trasformazione, a una rivoluzione del pensiero.

“Rari Nantes. Vennero. Attila Edalarico. Distrussero l’impero romano. Non fu rivoluzione. Ora vengono dal mare costringono senza violenza nel loro sangue ad una nuova cultura di esseri umani uguali”, scriveva Massimo Fagioli su Terra ad agosto 2009.

Intuizione delle vere esigenze nascoste nel cuore di quelle barche blu.

Dove sono?

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