Cie “in nome del popolo italiano”

ottobre 24, 2012 § Lascia un commento


Sbarre, lucchetti, serie di recinti e ancora corridoi recintati. E poi, in alto, il plexiglas, paranoia di una fuga impossibile. E’ il CIE di Ponte Galeria, a qualche fermata di metro sulla linea verso la Fiera di Roma. A due passi da casa nostra. Ci sono detenuti che hanno l’accento romano, perché qua sono vissuti: padri di famiglia sposati, lavoratrici, da più di dieci anni in Italia, ragazzi e ragazze nati in Italia; sarebbe il loro Paese se esistesse il civile ius soli e non l’assurdo “reato di clandestinità”. Invece finiscono dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato, per rischiare di passare 18 mesi in attesa di essere espulsi o rilasciati, senza una spiegazione. Persone detenute illegalmente senza altra colpa di cercarsi una vita migliore o di aver perso il lavoro. Basta un semplice foglio smarrito – un permesso di soggiorno scaduto o non rinnovato – per ritrovarsi tolti a famiglia, affetti, progetti e sogni, in un Cie; la tua vita sospesa, derubata. Violata.

La cinepresa di Gabriele Del Grande e Stefano Liberti si avventura tra le sbarre, alla ricerca delle rare voci. Inudibili, sofferte e censurate, di chi è rinchiuso illegalmente, nell’istituzione nascosta. Maltrattato, la sua dignità fatta a pezzi. “E’ la vita da pecore”, come recita una donna immigrata, “pranzo da pecore, luogo da impazzire”. Sei parcheggiato. Come si farebbe di un oggetto. Ingabbiato, ore disteso su materassi luridi senza poter fare niente, per venir poi improvvisamente espulso dopo mesi senza senso. Dietro le sbarre si vede il colore della pelle, è raramente bianca. Perché nei Cie finiscono gli stranieri, i migranti, i neri, i ribelli tunisini, marocchini del Nord Africa, e i richiedenti asilo, vittime di tratta, persino cittadini comunitari come i rumeni…

In nome del popolo italiano (doc, 7’, Italia, 2012) di Del Grande e Liberti – fotografia Enrico Parenti, montaggio Chiara Russo – è il primo di una serie di documentari brevi prodotti da Zalab con il sostegno di Open Society Foundations sulle più gravi emergenze democratiche dell’Italia di oggi. Lo scopo dei mini-doc è raccontare le molte violazioni di diritti fondamentali che attraversano il Paese e raccogliere le testimonianze, fuori dagli schemi, di chi le vive sulla propria pelle. E ce le racconta. E’ vero. Guardate.

Il video si apre sul ritornello giudiziario: “in nome del popolo italiano”. In nome del popolo italiano: quell’assurda e disumana detenzione. Che nome darà la Storia a tutto questo?


					
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