Fascismo o cura di psiche Europa

marzo 21, 2012 § 1 Commento

In quella che dovrebbe essere la Settimana di azione contro il razzismo, schiere di neonazisti hanno appena invaso Budapest con le loro divise brune nell’apatia generale e altri Paesi continuano a fantasticare un’Europa bianca e cristiana, senza “diversi”. Il morbo xenofobo dilaga nel nostro continente, nel silenzio stampa delle coscienze e della politica. Unica voce discordante, il premier romeno Mihai Razvan Ungureanu che, nel corso di una sua recente visita a Bruxelles ha dichiarato «l’Europa deve prendere coscienza del pericolo dell’estrema destra» e chiesto un vertice europeo straordinario per fermare la sua avanzata e studiare risposte comuni contro l’antieuropeismo e la xenofobia. Reagire, insomma.

L’ossessione per il debito e la precarizzazione delle masse, accompagnati dall’erosione del progetto europeo e dalla proliferazione di partiti nazionalisti e populisti, sono infatti la miscela esplosiva di un scenario non troppo dissimile da quello degli anni 30. Ovunque, partiti antisemiti, anti-islamici, anti-moschee, anti-Rom, anti-extracomunitari vincono le elezioni o sono dotati di un potere di condizionamento e di ricatto della maggioranza al governo. In Italia pesanti eredità discriminatorie sono state lasciate dalla legge Bossi-Fini e dal “pacchetto sicurezza”, mentre ovunque i migranti sono criminalizzati nelle leggi, rinchiusi in disumani centri di detenzione, marginalizzati da cure e diritti sociali. Barriere interne e anacronistica fortezza che ha già fatto le sue numerose vittime tra deportazioni e illegali respingimenti: è in corso la più grande regressione di diritti umani della storia europea dopo il nazi-fascismo.

Perché oggi fa la sua riapparizione il fantasma che ha fatto la tragedia della Storia, nel silenzio generale? Mentre dovrebbe scattare l’allarme civile, si costruisce invece una specie di “segregazione” con tanti provvedimenti istituzionali e si diffonde come “normalità” l’odio razziale nelle dichiarazioni di politici e europarlamentari. La “falsa coscienza” (Josef Gabel) ancora diffusa, potrebbe diventare psicosi di massa nella sua strutturazione in ideologia: il delirio neofascista ungherese, con abolizione e riscrittura della Costituzione su base etnica e patriottica e milizie anti-zingari per strada, ne è già un primo atto. Quale sarà il secondo?

Per “reagire”, come invita il premier romeno, bisognerebbe in primis scoprire e capire che quell’ideologia si annida nella matrice di una cultura violenta, cristiana e freudiana, che afferma che, dal peccato originale, siamo tutti intrinsecamente “pazzi e lupi” ed è normale “fare a pezzi” l’altro. Quella violenza invisibile si annida in una società materialistica e razionalistica che annulla la centralità dei sogni e del rapporto interumano dialettico, dove l’essere umano, non realizzando la propria vera identità, si ammala: dove ricompare l’annullamento dell’altro diverso. L’ultra destra non è “ricerca identitaria”, come scrive qualcuno, ma sintomo di una “crisi antropologica”, di malattia mentale, che cova nelle pieghe dell’intero sistema culturale e sociale europeo.

E di fronte a questa riapparizione del razzismo istituzionale e popolare, colpisce quanto sia scarsa la “capacità di reagire” delle sinistre europee. Scarsa la conoscenza e l’uso politico dei saperi disponibili sulla psicopatologia, all’avanguardia in Italia, in particolare quello sulla “percezione delirante” e la Teoria dello psichiatra Massimo Fagioli tutta, che andrebbe presa in maggiore considerazione di fronte a quella che si profila sempre più come una necessità storica. Non sono nessuno per dirlo, ma vorrei condividere questa mia “intuizione”: ci troviamo di fronte a un bivio che questa volta non possiamo permetterci di ignorare. La coazione a ripetere il fascismo o la cura di psiche Europa.

@flore murard-yovanovitch, pubblicato su Agenzia Radicale 21 marzo 2012

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§ Una risposta a Fascismo o cura di psiche Europa

  • edi shurbani ha detto:

    Ce sont les arguments très choquant. On peut admettre que ça arrive. Mais la plupart de gens comme les instituteurs, les intellectuels, les écrivains, les historien, savent bien de l’humanisme reste toujours sur loin de frontières du racisme de divers formes. Les principes de l’illuminisme ont toujours triomphé sur les distinct sociaux. En jugeant les autres de la réligion, de l’appartennance politique, du couleur, de principes different l’homme oublie ce qui est lui-même. Cette réponse donne “Le contrat social” de Jean Jacques Rousseau qui reste une prophécie immortelle. En concluent ce discours il faut mettre en considération que seulement l’homme est un facteur décisif pour mettre en application ces principes pleins de vertus loin de vices qui causerait ce désastre social. Au nom de l’humanisme tous les fonctionnaire doivent savoir sur leurs responsablités en face de cette réalité.

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