Non-accoglienza e cecità politica

marzo 19, 2012 § Lascia un commento

Sono oltre 220 i profughi soccorsi sabato scorso dalle motovedette della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza a sud di Lampedusa, sulla tradizionale rotta dalla Libia. E altre imbarcazioni sono già in vista. Di nuovo. Un “nuovo” che lo è solo per una cieca politica: non per Ong, Unhcr e addetti ai lavori, che da settembre scorso, quando Lampedusa è stata dichiarata “porto non sicuro”, chiedono al governo di prepararsi alla nuova primavera di migrazioni, strutturali dal nord Africa e contingenti per la nuova instabilità della Libia post-Gheddafi. Pochi migliaia di migranti rischiano di diventare “emergenza” per una politica dalla vista corta, che non ha imparato la lezione dell’anno scorso; e che, nei sei mesi dopo il rogo del centro di Contrada Imbriacola, diventato di trattenimento illegale, non ha preso alcuna misura per allestirne un altro, di vera accoglienza.

Ma per prepararsi, per avere una strategia, bisognerebbe saper guardare oltre il barcone, vedere le centinaia di potenziali richiedenti asilo che da Sudan, Eritrea, Etiopia fuggono guerre civili, arruolamento forzato o persecuzioni etniche e cercano in Europa una protezione, che spetta loro di diritto. Basterebbe studiare le cifre degli attuali profughi presenti oggi in Libia, in attesa di imbacarsi: i somali ormai senza Stato e altri migranti del Corno d’Africa, tutti vittime delle persecuzioni da parte delle milizie post-Gheddafi, perché sospetti di essere stati mercenari leali all’ex regime; o le migliaia di scampati alla mattanza siriana, anch’essi rifugiati in Libia. Ma nessuno osserva l’altra sponda? Meglio chiudere gli occhi, lasciar morire i migranti di mare e di viaggio, ingrossare le drammatiche statistiche della Fortezza Europa che, dal 1994 ad oggi, nel solo Canale di Sicilia, ha già fatto almeno 6.166 vittime, tra morti e dispersi, delle quali 1.822 soltanto nel corso del 2011 (ma il dato reale potrebbe essere molto più alto).

Gli Stati europei avrebbero già dovuto e dovrebbero d’urgenza predisporre corridoi umanitari per garantire una sicura evacuazione ai profughi dalla Libia e concedere loro il permesso umanitario. Invece di continuare ipocritamente a lasciare il destino di centinaia di uomini, donne e bambini, in balìa di meteo avverso, barconi stipati e scafisti senza scrupoli. Peggio, di fare contro i migranti del Sud una vera e proprio guerra, violando il loro diritto a migrare e tutte le convenzioni internazionali, attraverso missioni Frontex, detenzioni e respingimenti, per i quali l’Italia è stata appena condannata dalla Corte europea di Strasburgo (le conseguenze, vite distrutte e sospese, si possono vedere nel documentario “Mare Chiuso” di Andrea Segre e Stefano Liberti). Mentre si è appena stilato, il 12 marzo scorso, un nuovo accordo con Tripoli, che mira a rafforzare le pattuglie congiunte alle frontiere per lottare contro l’immigrazione irregolare, c’è da chiedersi se il governo Monti voglia davvero operare una cesura dal sistema di controllo – mortale e illegale – alla Maroni; o se invece non si cerchi di proseguire lo stesso, ma sotto altro nome.

Il controllo cieco e violento delle frontiere fa già le sue prime vittime: i cinque cadaveri del barcone dell’altro ieri. Riguarda, scava e interroga la nostra umanità. Ci domanda, con forza, se siamo ancora capaci di ribellarci a quest’indifferente “lasciare sparire” uomini e donne, alcune incinte, a poche miglia marine da casa nostra.

@pubblicato sull’Unità, 19 marzo 2012

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