Il diritto a pedalare – diventa disegno di legge

febbraio 17, 2012 § Lascia un commento

La bici-rivoluzione è in cammino. Ma pochi in Italia, fino ad una settimana fa, sembravano accorgersi che è anche pedalando che si potrà uscire dalla crisi. Bisognava aspettare un’iniziativa del Times di Londra e della società civile inglese, per dare eco alle stesse rivendicazioni dei sempre più numerosi ciclisti italiani che, rompendo la logica dell’ingorgo automobilistico, scelgono la lentezza del pedale. Anche a rischio della propria pelle. Ieri il disegno di legge al Senato (elaborato da Francesco Ferrante, Pd) per la tutela di chi utilizza la mobilità ciclistica, avrebbe raccolto la firma di circa 60 onorevoli di tutti gli schieramenti (tranne la Lega).

La campagna inglese “Cities fit for cycling”, che ha raccolto oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni, mirava a sollecitare un’iniziativa politica che affrontasse il tema degli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi dieci anni. In Italia, nello stesso periodo, le vittime su due ruote sono state 2.556, più del doppio di quelle del Regno Unito. Anche per questo, nei siti italiani, gira da giorni un’iniziativa simile, “salviamo i ciclisti”. Ecco alcuni dei punti salienti: i 500 incroci più pericolosi del Paese devono essere dotati di semafori preferenziali per i ciclisti; il 2% del budget delle società di gestione stradale e autostradale dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione; 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili; infine ogni città dovrà nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme. Sarebbe una rivoluzione. La bicicletta non inquina e va di pari passo con la fine del petrolio. In aggiunta, e a costo zero, permette la riscoperta dell’altro costruendo le basi per quel «nuovo umanesimo» di cui parla l’antropologo Marc Augé. Aiuta a controllare il diabete, regala benessere e serenità. Se usato in massa, l’effetto “pedalata” potrebbe avere colossali conseguenze economiche, ridisegnare le mappe e gli spazi delle nostre città.

Il ciclista urbano oggi non è un neo-hippy nostalgico o un pensionato con l’ossessione della ginnastica, ma un lavoratore moderno che sceglie il flusso libero, un cittadino consapevole capace di risolvere problemi con una semplice pedalata. L’inventore di un nuovo equilibrio, che mette in moto l’esigenza di una società diversa, più lenta e di una convivenza finalmente nonviolenta. La bici non è utopia, è cambiamento concreto in grado di riconciliare una società che odia se stessa. Se approvato, questo disegno di legge potrebbe ridare alla città italiana il volto di una deambulanza possibile, dove si possa davvero pedalare trasognati, senza la certezza di finire sotto le ruote di una macchina.

 

@pubblicato sull’Unità, 17.02.12 ( con il titolo Ciclisti sani e  salvi. La legge è scattata)

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