F35 o la subalternità delle marionette

febbraio 10, 2012 § Lascia un commento

Perturbante carenza di ribellione di fronte all’assurda decisione dell’acquisto di 131 caccia bombardieri d’attacco F35, di cui quattro già pronti quest’anno, che costeranno all’Italia un totale di 13 miliardi di euro. Mentre si distrugge lo stato sociale e si chiede agli italiani di rimborsare un “debito” ereditato. La nuda propaganda, allora, si rivela per quello che è: un governo indifferente, che si nutre di meri calcoli e se ne frega apertamente dell’educazione, della sanità e della cultura dei propri cittadini, che annulla di continuo. Il “debito”, solo un altro mezzo di terrorismo mentale per rassegnarci, un autoritario attacco da banchieri-preti  – burattini ammalati dalla ragione – che dicono di volerci “governare” , ma in realtà vogliono confondere il nostro vedere, prospettarci un destino di marionette obbedienti e identificate, paralizzarci per sempre nei castelli feudali dei padri-istituzioni, insinuare che non è possibile inventare l’alternativa e schiacciare i germogli della speranza, che invece cresce nel cuore di tanti, in una nuova economia pacifica e diversa.

Non è sfacciatamente violento comprare “armi” in un tempo di imposto “sacrificio” collettivo e destrutturazione dello stato sociale, dove ci viene pure richiesto di dare il nostro contributo?  Non è violento il grottesco  gesto da pagliacci fascisti, che vorrebbe indicare la soluzione alla crisi nella coazione a ripetere il suicidio della guerra? Nel continuare a “sguazzare”  in un’economia  di morte, che si risollevi sempre proprio sull’annientamento militare e psichico dell’altro? Questa anacronistica decisione è invece un sintomo dell’instancabile cultura di morte, maschile e catto-freudiana, che lavora per convincerci che il Male è dentro ognuno di noi, che sono normali i rapporti sado-masochistici, anaffettivi e violenti, e che la sanità degli esseri umani, la creatività e la vitalità non sono realizzabili; soprattutto convincerci che nessuna trasformazione sia possibile.

Invece noi abbiamo la certezza che si uscirà da questa crisi solo con uno sforzo di immaginazione collettiva, oppure il suo esito sarà fascista e violento, come preannunciano già le folli decisioni di Monti & Co. e come avvertono numerosi analisti, come Franco Berardi Bifo che, nel suo ultimo pamphlet “La sollevazione” o nella nota lapidaria “Il Bufalo e la locomotiva” scrive in proposito: «[Monti] si sbrighi a spostare un’enorme quantità di risorse dalla società alle casse del ceto finanziario predone, insomma si sbrighi a distruggere la vita civile e a creare le condizioni per un’ondata di rigetto anti-europeo razzista e nazionalista».

E’ ora, allora, di fare un vero rifiuto degli aspetti malati della società capitalista, quello che gli indignados hanno iniziato, ma non sono riusciti a portare avanti rimanendo intrappolati nel modello culturale dominante dei padri: una vera separazione, una “fantasia di sparizione” (M. Fagioli) da tutta la cultura capitalista. Inventare un nuovo nuovo. Avendo la certezza che la crisi è la nostra chance, storica, di trasformazione, ma deve essere in primis ricerca e messa in atto di questo rifiuto radicale. Da dentro .

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