Naufragio e debito: le origini culturali della crisi

gennaio 21, 2012 § Lascia un commento

Un naufragio come nuovo tormentone italiano; dopo il debito, ecco il nuovo bombardamento mediatico su soccorsi, cattivi ed eroi del Concordia reality show. Ma forse scorre un filo sotterraneo in questa “morbosità” italiana per il “collasso”, nautico o figurato che sia. Sulla minaccia dell’inabissamento economico, banchieri senza idee hanno imbastito la loro presa di potere in Europa.

Allora ecco invadere i Tg con “spread” e “default”,  ridurre la politica e la cultura a mera gestione budgetaria. Terrorizzarci 24 ore su 24, in una geniale operazione di propaganda, per fare diventare i mali della cosiddetta economia un affare di tutti e farci concorrere a salvare il “debito”. Come se non esistesse alternativa, come se non si potesse cancellare il “passivo” e cambiare direzione. Cominciare cioè a praticare il nuovo “modello” economico in costruzione, fatto di decrescita, di risorsa verde, di scambi e cooperazione. La speranza, il cambiamento possibile e la creatività, soprattutto, non devono abitare i nostri sogni. Vigilano i poteri clerico-conservatori di cardinali-banchieri, interessati a non perdere le rendite di questa economia mortifera, diffondendo l’illusione che il debito sarà pagato. Come dice lucidamente Serge Latouche: “Siccome vogliono continuare con questa economia da casinò, si devono aiutare i governi a pagare il debito (gli interessi), per continuare a fare finta”.

Salvare le apparenze, senza scrupoli, con l’ignoranza atavica di banchieri che non hanno studiato Storia a scuola e non sanno che il debito tedesco contribuì molto alla crisi della Germania pre-nazista. Non leggono le visionarie parole di Franco Berardi Bifo (in una nota “Il Bufalo e la locomotiva”) a proposito di Monti: “Si sbrighi a distruggere la vita di milioni di pensionati, lavoratori, insegnanti, studenti, migranti, si sbrighi a spostare un’enorme quantità di risorse dalla società alle casse del ceto finanziario predone, insomma si sbrighi a distruggere la vita civile e a creare le condizioni per un’ondata di rigetto anti-europeo razzista e nazionalista”. Ma non importano le future guerre della frammentazione sociale – che rischiano persino di essere etniche – e il fascismo che scava nel cuore nero dell’Europa. Obbediamo da burattini, paghiamo il debito e in silenzio imbocchiamo la strada per l’abisso.

Ma, sia detto: è criminale non “sfruttare” l’opportunità di questa crisi storica per dibattere, nel profondo e in sostanza, della società che sogniamo, per fare un vero salto di pensiero, invece di autocondannarci a una regressione senza mutamento. Reinventare la società che vogliamo con l’immaginazione. Pensare nuove idee, con una intelligenza collettiva. Ed ecco la vera questione. La causa della crisi è davvero il famigerato “spread” o ha proprio sede in questa cieca cultura razionale che ha per cardine la negazione della fantasia e della possibile trasformazione?

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