In bicicletta movimento nuovo di una città-bambina

dicembre 27, 2011 § Lascia un commento

Li vedi? Quegli elfi che attraversano la città-ostacolo con dolcezza sostenibile e sorrisi ai semafori? In bicicletta, bellezza di chi sceglie la lentezza per mobilità. Diversi sì, sfidano il traffico-macchina in una acrobatica danza dei corpi; spesso rischiosa. Nella capitale d’Italia, ci sono quasi sette persone investite al giorno e un morto ogni settimana – dovrei scrivere una persona “ammazzata dal traffico”. Per il solo anno scorso, 61 pedoni sono stati uccisi, 2139 feriti e 2204 investiti. Una strage continua, nel silenzio generale. Eppure, questi dati dell’Ania non sono mera morbosa cronaca, riguardano profondamente chi siamo e il nostro stile di vita. Corsa dei lavoratori frustrati in ritardo sull’orario del lavoro-religione, prepotenza di narcisi bolidi dall’acceleratore facile, soprattutto sulle strisce; come se la tua esistenza di pedone fosse un “ostacolo” da rimuovere. Non sono ciechi, è come se tu “non ci fossi”: annullamento… Chi non li vede i mille segni di impazzimento per la città? Motorini rovesciati tra le sirene delle ambulanze, ogni giorno; insulti e violenza diffusa. Parlano di un malato e saturato traffico, ormai insostenibile.

Come soluzione, il Municipio prepara cartelli per le vie pericolose: “attenzione strada ad alto rischio di incidenti”, ad uso dei pedoni che volessero azzardarsi a rischiare la vita per strada; ma avvertimenti e multe salate agli automobilisti padroni incontestati della città, mai. Limitarsi ad indicare i pericoli invece che educare i comportamenti e soprattutto cambiare radicalmente la mobilità, sfruttando il tempo della crisi e il caro prezzo della benzina. Nessuna idea, nessuna proposta; regna il “Si salvi chi può” da chi corre veloce dimenticandosi di anziani e bimbi. Come se in questa società suicida fosse latentemente “accettato” che le strade sono mortali. Inoltre, solo una paralisi – mentale  – può spiegare il nostro invivibile urbanismo, quando intere megalopoli d’America latina hanno rivoluzionato la loro mobilità facendo transitare milioni di pendolari dalle loro periferie in tram, treni sospesi e piste ciclabili.

Perché da noi no? E, peggio, perché non se ne parla, in un’assurda rimozione, o si confina l’argomento alle pagine di cronaca? Con le piazze assenti, la strada è ormai la nostra vera agorà. Quale città vogliamo? Che tipo di cambiamento è necessario per inventare una mobilità nonviolenta, che ridia alla città il volto di una “deambulanza” possibile, dove passeggiare spensieratamente, con la testa tra le nuvole? Basterebbe un salto di pensiero. Vedere la città come bene comune, come rapporto e convivenza, dove, come suggerisce Marc Augé, pedalare lentamente verso la riscoperta dell’altro. Inventiamo una città-respiro, una città-incontro, una città-bambina. In bicicletta, mi raccomando.

@pubblicato il 27.12.11 sull’Unità,p.24 (parzialmente ridotto)

Annunci

Tag:,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo In bicicletta movimento nuovo di una città-bambina su FLOREMY.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: