L’Italia sono anch’io

novembre 19, 2011 § Lascia un commento

Cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia e diritto di voto per tutti i residenti in questo paese. Floremy blog aderisce alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io!“. Per saperne di più e organizzare banchetti per la raccolta firme, visitate il sito ufficiale della campagna.

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Fantasia di sparizione del capitale

novembre 6, 2011 § 1 Commento

Che il volto nuovo della dissidenza europea sarebbe stato insurrezionale, si sa dal piccolo pamphlet “L’insurrezione che viene” di un misterioso “Comité invisible” francese, ma sono anni che voci marginali annunciano la rabbia distruttiva che cresce ovunque in Europa. Anche se la violenza sociale (di pochi) non è “intrinseca” agli indignati, ma forse proprio il risultato dell’assenza di un vero progetto: di un salto di immaginazione collettiva.

Alla violenza assoluta del sistema che deruba vite e identità, i rivoltosi finora rispondono solo con un “disperato” rancore speculare alle istituzioni dell’oppressione; non con una proposta socio-culturale che sia davvero in rottura con il capitalismo. Come ricordava Zygmunt Bauman alcuni giorni fa presente a Roma al Salone dell’editoria sociale a proposito delle proteste degli indignati: “Non è un movimento rivoluzionario. Non ci si può aspettare una rivoluzione da chi non ha un programma e una visione alternativa di società”. In altre parole è ancora prassi cieca che obbedisce all’ideologia dominante e fa ribellismo, non rivoluzione.

Invece l’alternativa esiste, ha il volto della decrescita, di autogestione, consumo critico, open source: del laboratorio dei mille germogli della società post capitalista in costruzione. Ci si può interrogare però se quei giovani che vogliono beneficiare anche loro del “comfort” del capitale  avranno il coraggio invece di rinunciarvi; praticando cioè la coerenza tra slogan e vita quotidiana, ma soprattutto, vedendoli interessarsi di realtà umana non materiale: di psiche. Gli indignati devono avere la certezza che non esiste trasformazione sociale che sia materiale, ma che “la proposizione di trasformazione si pone soltanto nei riguardi della realtà psichica umana adulta (…). Qui il ciò che è può essere rifiutato radicalmente, per una trasformazione completa dell’esistente” (Massimo Fagioli, «Bambino donna e trasformazione dell’uomo»).

Perché se si vuole evitare la coazione a ripetere, il passato di ribellismi abortiti e violenti e l’istinto di morte nella Storia, è sempre più urgente che si scopra davvero la nonviolenza, quella che scaturisce naturalmente dall’identità umana sana a creativa, e da rapporti umani nuovi. Un’identità capace di fare un chiaro rifiuto al sistema.

Non è questione di indignarsi, ma di sapere rifiutare radicalmente la cultura dominante. “Rifiuto del lavoro alienante, del diktat della riuscita sociale, dell’onnipresenza delle forze dell’ordine, ecc.”, si leggeva già nella «Insurrezione che viene». In altre parole, non è più ora di criticare né di diagnosticare i “mali” del sistema, ma di essere noi stessi, diversi nei rapporti e negli affetti, l’alternativa vivente e concreta al mors tua vita mea dominante.

Fare una “fantasia di sparizione”.

Al movimento indignato manca una giusta distanza mentale dal sistema capitalista e una capacità di immaginare un nuovo davvero nuovo. La trasformazione in corso è nella mente, perciò richiede una psiche nuova, che ritrovi la dimensione irrazionale. Intanto perché invece delle solite manifestazioni che di recente stentano a incidere sul corso della politica italiana, non organizzare assemblee pubbliche ovunque attraverso il Paese per immaginare, insieme, una società nuova finalmente creativa? Non sprechiamo questa crisi.

 Trasformiamo l’insurrezione ormai inevitabile, come dice Berardi Bifo, in un’insurrezione dell’“intelligenza collettiva”. E chiamiamola “insurrezione della fantasia”.

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