Per un’insurrezione della fantasia

ottobre 15, 2011 § Lascia un commento

La lunga attesa di una fine del neoliberismo, la tanta sete di “cambiamento”, rischia oggi di farsi strada “con la rabbia dentro”, invece che con la fantasia. Con la distruttività, invece che con un chiaro rifiuto nonviolento al mors tua vita mea ufficiale. Ovunque in Europa e ormai nel mondo i riots in Inghilterra, le proteste greche, gli indignados ormai intercontinentali, sono segnali precursori dell’insurrezione mondiale in atto e a venire, dell’emergere di una voglia alternativa su scala globale.

Ma gli indignados hanno davvero un pensiero alternativo, una nuova proposta socio-culturale che vada oltre il capitalismo? Alla violenza assoluta del sistema che deruba vite e identità, i rivoltosi finora rispondono solo con una disperata indignazione e un malcontento speculare alle istituzioni dell’oppressione. Non ancora con un pensiero di vera rottura con il capitalismo. E ci possiamo chiedere se invece di volersi arrogare i privilegi del potere, saranno davvero capaci di abbandonare definitivamente l’attuale pensiero dominante. Di non esigere il posto fisso, la macchina e la pensione, ma praticare un nuovo stile di vita: in bici, col GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale) e lo scambio di saperi; praticare una economia partecipata, condivisa, ambientalista, unica prassi a poter davvero stroncare le fondamenta del sistema e produrre cambiamento concreto e duraturo. Come d’altronde la futura società post-capitalista si sta già costruendo nel laboratorio di invenzione dal basso, nei mille pollini in fermento, dal consumismo critico all’open source, con una nuova economia della condivisione che rimetta al centro le persone, donne bambini e migranti, e le relazioni e rapporti nonviolenti.

La vera natura di questa ribellione, più profondamente, è il rifiuto collettivo, mondiale, della distruttività del sistema capitalista; invece di uno speculare scontro con lo stesso linguaggio, deve diventare un chiaro no all’oppressione umana scaturita dal capitale: un “no” che si coaguli in un’alchimia nuova che dia forza nella Storia di fare un vero rifiuto del disumano e contemporaneamente proporre un’immagine nuova dell’essere umano. Una possibile trasformazione sociale che sia psichica, e non solo materiale, come invece si è sempre agito nelle rivoluzioni passate. Liberazione delle menti. Non solo “dal debito”.

Non quindi con la “rabbia dentro” come hanno annunciato alcuni militanti del movimento studentesco, ma con il sogno dentro! Trasformiamo l’insurrezione ormai inevitabile, come avrebbero detto i neo situazionisti, e particolarmente il visionario Berardi Bifo, in un’insurrezione dell’“intelligenza collettiva”. Noi diciamo: un’insurrezione della fantasia collettiva.

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