18 mesi nei Cie

giugno 17, 2011 § Lascia un commento

Incarcerare migranti (irregolari) nei Cie per 18 mesi. Parcheggiarli,come si farebbe con un oggetto. Disporre della loro vita e libertà, derubarli dai loro sogni. Disporne a libero piacimento, rinchiudendoli, respingendoli, deportandoli… rimpatriandoli verso le stesse guerre e le torture da cui fuggivano.

Rinchiuderli in questi Cie-gabbie che di tutela e di umano non danno niente. Solo botte, ferite e disperazione. Mente distrutte. Ferite psichiche di cui ancora non conosciamo l’ampiezza: che tipo di patologie mentale, si sviluppano in questi centri, che assomigliano più a Guantanamo che a veri luoghi di tutela?

Inoltre, cosa succede tra quei muri, non sarà nemmeno possibile saperlo, con l’ultima circolare del ministero dell’Interno che vieta l’ingresso dei giornalisti nei Centri di identificazione e espulsione. Mentre le notizie che continuano a trapelare fuori sono sempre più agghiaccianti (leggetevi le ultime inchieste sui Cie sul nuovo sito inchiesta di Repubblica e il sito di Fortress Europe).

Bisogna allora indagare come un’accanita propaganda su “clandestini” uguale “criminali” – la clandestinità come reato – è riuscita ad insinuare, persino radicare, la velenosa idea di due umanità disuguali… Capire come il termine di “clandestini” sia progressivamente venuto a significare quelli che noi (bianchi) europei decidiamo arbitrariamente di “espellere” dal genere umano…. incarcerare per il solo e assurdo motivo che non hanno documenti in tasca (e come potrebbero procurarseli con sbarchi di notte su spiagge ignote?).

Invece, grida di silenzio il Paese. Assente la reazione, a parte la solita chiesa e due associazioni Arci e Cir. Nessuna sinistra che giudichi inaccettabile e da immediato ricorso questa carcerazione senza motivi di altri esseri umani. Indagare come sia ormai radicata l’assuefazione di cui scriveva Magris, di fronte a questo anormale? Come sia stata potente l’effetto normalizzatore dei Cie e respingimenti sulle menti? Come sia assurdamente assente la ribellione? Quanto siamo disumani.

 Raccolgo l’appello di Gabriele del Grande sul suo blog: “Possibile che non riusciamo a formare dei gruppi, città per città, per monitorare cosa succede nei centri di espulsione e per fare pressione sulla pubblica opinione per la loro chiusura? Possibile che il mondo del sociale non riesca a fare altro se non a infilarsi nei ricchi circuiti della gestione della macchina delle espulsioni? Anziché sabotarla dal di dentro e dal di fuori?”

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