donne minigonne e biciclette

giugno 24, 2011 § 1 Commento

 invece di isteriche indignazioni neofemministe (di alcune donne del pd e di quelle di Se non ora quando?) a proposito dei manifesti della festa del Pd romano, che non ritengo discriminanti, perché non aprire un vero dibattito sul corpo delle donne nel quotidiano italiano? perché a me la strumentalizzazione del corpo delle donne sembra ben altrove che sui manifesti dalla gonna svolazzante. Avviene in bicicletta, per strada, ovunque, ma soprattutto è annidata nella psiche…

è non poter camminare in minigonna senza commenti pesanti, non poter salire in bici senza insulti e sguardi sotto la gonna, non poter varcare un’istituzione (anche se ospedale), senza che un funzionario o rappresentante dello stato (chi carabiniere, chi infermiere o medico stesso!) non provi a sbirciare un po’ più sotto o di più, quando non con vere e proprie molestie; il sessismo vero è frutto della violenza invisibile, della radice cattolica della cultura dominante, che ha fatto dell’inferiorità della donna, della sua negazione e millenaria dominazione, la sua ragion d’essere; e come questa radice culturale sia così sottilmente velenosa… la negazione della donna è non poter prendere parola in un’assemblea politica, anche a sinistra, senza che i compagni maschi se la ridano un po’, non essere riconosciuta come uguale e diversa;

la negazione è che la mia irrazionalità, la mia fantasia terrorizzi ancora un uomo, o che un mio sorriso libero alla vita, irrazionale, per strada, sia ancora confuso per un approccio… è insomma nel 21° secolo, in Italia: non poter vivere, partecipare alla politica, dire la sua, da donna, nuotare camminare, LIBERE (ma davvero, cioè senza insulti e guardoni…).

Alle “pseudo indignate”, oltre a rammentare che la minigonna è stata ovunque simbolo di lotta proprio per la parità contro il sessismo e le violenze sessuali (come la rivolta delle minigonne in Francia per denunciare gli stupri legittimati dal solito “era sexy”), il mio consiglio è di lottare altrove, su un altro piano. Quello della psiche malata del maschio italiano se ha perso la propria immagine femminile. ma intanto non perdersi la gioia femminile di indossare gonne leggere che svolazzano sulle gambe della primavera.

 Questo sarebbe un bel dibattito no?

 intanto io quella gonna rossa leggera al vento la rubo ai manifesti e me la metto, per essere libera

dovremmo tutte pedalare in bicicletta con la minigonna rossa, per sfidare automobilisti e uomini che ci vorrebbero ancora rinchiudere in un anacronistico oggetto, per rivendicare la nostra uguaglianza e diversità e praticare una società di rapporti nonviolenti

per dire la nostra infinita bellezza con la fantasia

Vittoria sulla pelle dei migranti

giugno 22, 2011 § Lascia un commento

Io davvero certe cose non le capisco. Come fa Bersani, all’indomani di una vittoria che era un chiaro rifiuto della deriva sociale  del Paese e delle sue malattie, una chiara voglia di riumanizzazione della politica, a dialogare con Maroni, quello che deporta, rimpatria, respinge, nega il diritto all’asilo e alla protezione umanitaria a centinaia di uomini, donne e bambini che fuggono da una guerra anche “nostra”. Quello che propone di bloccarli senza identificazione, in pieno mare per rispedirli verso note carceri libiche, dove le torture sono certe e le violazioni dei diritti umani infinite (rivedetevi Come un uomo sulla terra) o rinchiuderli nei nostri Cie-lager 18 mesi perché senza documenti ma anche senza alcun reato. Come fa il pd a dialogare con i rappresentanti di un pensiero che annulla l’altro essere umano?

Il virus della Lega e il Pd

giugno 20, 2011 § Lascia un commento

Finalmente Antonio Tabucchi squarcia l’inspiegabile silenzio (che avevo anch’io tentato di rompere con “L’abisso culturale della sinistra”) sulla terribile ricerca di un’alleanza tra il Pd e la Lega che continua a farci rabbrividire (dall’intervista di Bersani sulla Padania a febbraio scorso), ma ancora di più oggi, all’indomani della bella vittoria della sinistra. Da una nuova sinistra, ci aspettiamo un’ulteriore e chiara “reazione all’intossicazione”: isolare la Lega, combatterla con chiarezza, e disegnarla per quello che è, un partito conclamatamente xenofobo e pericoloso. Un “corpo negativo”, un pensiero da “svastica verde”, che con i “piccoli” provvedimenti dei suoi sindaci ha lentamente innervato il Paese di una mostruosa visione di due umanità distinte e da tenere separate… Se ne ristudi la lista: “bonus-bebè” per coppie di soli italiani (Morazzone, Bergamo, Varese), schedatura degli appartamenti per scoraggiare la residenza straniera (Gavardo), “Natale bianco” senza “clandestini” (Coccaglio), numero verde per denunciarli (Cantù, Como), rastrellamenti di migranti senza biglietti nei bus (Milano), spie nel pronto soccorso per denunciare pazienti irregolari (Venezia Giulia), reclusione dei rom nei campi (ovunque), ecc… Forse è ancora tempo di risvegliarsi dal coma di fronte a questo cancro culturale, che scava nel cuore dell’Europa, discrimina, espelle e respinge ogni diversità. Da una nuova sinistra ci aspettiamo che sia capace di distinguere l’umano dal disumano e di rifiutare quest’ultimo. Ci aspettiamo un salto culturale per praticare una “contro-cultura” sana e capace di risanare le malattie del Paese.

@pubblicato su Il Riformista, 15.06.11

18 mesi nei Cie

giugno 17, 2011 § Lascia un commento

Incarcerare migranti (irregolari) nei Cie per 18 mesi. Parcheggiarli,come si farebbe con un oggetto. Disporre della loro vita e libertà, derubarli dai loro sogni. Disporne a libero piacimento, rinchiudendoli, respingendoli, deportandoli… rimpatriandoli verso le stesse guerre e le torture da cui fuggivano.

Rinchiuderli in questi Cie-gabbie che di tutela e di umano non danno niente. Solo botte, ferite e disperazione. Mente distrutte. Ferite psichiche di cui ancora non conosciamo l’ampiezza: che tipo di patologie mentale, si sviluppano in questi centri, che assomigliano più a Guantanamo che a veri luoghi di tutela?

Inoltre, cosa succede tra quei muri, non sarà nemmeno possibile saperlo, con l’ultima circolare del ministero dell’Interno che vieta l’ingresso dei giornalisti nei Centri di identificazione e espulsione. Mentre le notizie che continuano a trapelare fuori sono sempre più agghiaccianti (leggetevi le ultime inchieste sui Cie sul nuovo sito inchiesta di Repubblica e il sito di Fortress Europe).

Bisogna allora indagare come un’accanita propaganda su “clandestini” uguale “criminali” – la clandestinità come reato – è riuscita ad insinuare, persino radicare, la velenosa idea di due umanità disuguali… Capire come il termine di “clandestini” sia progressivamente venuto a significare quelli che noi (bianchi) europei decidiamo arbitrariamente di “espellere” dal genere umano…. incarcerare per il solo e assurdo motivo che non hanno documenti in tasca (e come potrebbero procurarseli con sbarchi di notte su spiagge ignote?).

Invece, grida di silenzio il Paese. Assente la reazione, a parte la solita chiesa e due associazioni Arci e Cir. Nessuna sinistra che giudichi inaccettabile e da immediato ricorso questa carcerazione senza motivi di altri esseri umani. Indagare come sia ormai radicata l’assuefazione di cui scriveva Magris, di fronte a questo anormale? Come sia stata potente l’effetto normalizzatore dei Cie e respingimenti sulle menti? Come sia assurdamente assente la ribellione? Quanto siamo disumani.

 Raccolgo l’appello di Gabriele del Grande sul suo blog: “Possibile che non riusciamo a formare dei gruppi, città per città, per monitorare cosa succede nei centri di espulsione e per fare pressione sulla pubblica opinione per la loro chiusura? Possibile che il mondo del sociale non riesca a fare altro se non a infilarsi nei ricchi circuiti della gestione della macchina delle espulsioni? Anziché sabotarla dal di dentro e dal di fuori?”

Libera

giugno 16, 2011 § Lascia un commento

La millenaria imposizione della religione sulla donna Libera

Mediterraneo indifferente

giugno 11, 2011 § Lascia un commento

Ipocrisia complice. Lasciare il destino di centinaia di uomini, donne e bambini, in balìa di meteo avverso, barconi stipati, scafisti senza scrupoli… e dittatori.

Come mai non ci si raggela la coscienza, nel sapere della sparizione di migliaia di esseri umani nel cuore di un Mediterraneo saturato di radar, satelliti, controlli, e pattugliamenti? Come racconteremo e spiegheremo alla Storia, questa nostra disumana complicità passiva di aver saputo ampiamente di questa strage, ormai assai documentata, senza aver reagito? Che nome le darà, la Storia stessa?

A parte le voci della società civile, regna il silenzio completo, anche dei leader della sinistra, come se latentemente si accettasse come “normale” quella morte certa (nei viaggi dalla coste libiche, un morto ogni 11 migranti). E’ lasciare morire o… “lasciare eliminare”?

Non smette di interrogarci atrocemente questa deriva antropologica europea… Cosa succede negli strati più profondi – invisibili – della nostra psiche? Sarebbe utile indagare come un’accanita propaganda (“clandestini” uguale “criminali”) abbia insinuato, forse persino radicato, la velenosa idea di due umanità disuguali, come riassumeva precisamente Lidia Ravera sull’Unità del 7 aprile con il suo “Diversamente umani”. Capire come il termine di “clandestino” sia progressivamente venuto a significare: quelli di cui possiamo disporre a libero piacimento, rinchiudendoli, respingendoli, deportandoli…

o lasciandoli scomparire nel mare…

Ci si scandalizzerà, forse, ad osare un timido paragone tra cosa succede nel Mediterraneo e una fossa comune, una specie di silenziosa “sparizione”. Ma come analizzava con estrema lucidità Massimo Rendina, in una mia recente intervista, oggi i migranti sono quelli che noi (bianchi) europei decidiamo arbitrariamente di “espellere” dal genere umano… Parola di partigiano, materia di riflessione. Solo una negazione dell’umanità di “altri” – dell’irriducibile uguaglianza psichica alla nascita di “tutti” – può forse spiegare questa tragedia nel Mediterraneo: un enorme “annullamento”, che scava nel cuore della nostra Storia. Un abisso.

@floremy, “Subito corridoi umanitari dalla Libia”  su Agenzia Radicale,10/05 sull’Unità 15/06

Vietato sapere

giugno 2, 2011 § Lascia un commento

Illuminante questa riflessione di Massimo Fagioli, che scrive

“Penso che a sinistra, c’è stata l’aspirazione a realizzare una nuova identità sociale. Ma essa ha imposto una austerità, comandata dal divieto di esistere, a pensieri che volevano conoscere la realtà dell’umano oltre la razionalità della coscienza. E fu obbdedienza ad uccidere genialità e creatività e restò soltanto l’ideologia che la realtà umana è quella che è sempre stata e non si modifica. Trasformare il mondo non fu trasformare l’essere umano che aveva realizzato la razionalità, annullando il pensiero senza coscienza. E tornano le domande che chiedono: “Ma, nel marxismo, c’era veramente l’idea di fare una umanità nuova mai esistita prima? Trasformare i rapporti sociali, la dinamica  produzione e consumo, togliere la violenza dell’essere umano sull’altro essere umano per raggiungere la giustizia, fu veramente giusto quando, per ottenere ciò, lo Stato usa la violenza più terribile, quella contro la genialità del pensiero umano, oltre il controllo di comportamenti antisociali? E’ geniale la giustizia che, per essere, uccide la libertà? E penso alla frasi, ben note, che stanno nella storia del socialismo: l’uomo è, per sua natura, essere sociale. Ma poi, certamente per trovare i principi che portavano al primo posto il lavoro, venne la frase “l’uomo è diventato tale quando ha fabbricato gli strumenti per il proprio lavoro!”. Ed è da sempre che lessi in quella frase, che il grande Marx aveva escluso del genere umano il bambino e la donna; e così aveva escluso dall’intelligenza umana, bambino e donna. (…)”

@ Massimo Fagioli, Left, 27 maggio 2011

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