Calpestare l’Oblio

gennaio 11, 2011 § Lascia un commento

Cito, dal documento d’apertura alla Seconda assemblea nazionale di Calpestare l’Oblio, Roma, 8 gennaio 2011

“(…) Calpestare l’oblio, che al di là del pretesto antologico dei cento poeti uniti contro la rimozione della memoria repubblicana si è da tempo auto-sviluppato nelle forme di un vasto movimento spontaneo di rivolta generale contro quello che abbiamo definito il trentennio della interruzione culturale e della rimozione della coscienza critica, poetica ed artistica dai media italiani, vuole dire che una vasta e crescente porzione generazionale non intende più rassegnarsi al silenzio di fronte alla desertificazione culturale del proprio Paese, desertificazione che se può essere definita sinteticamente “berlusconismo” più propriamente è la storia di trent’anni di vita nazionale, un trentennio battezzato nel 1978 con la fondazione di Telemilano cavo e da cui, con non pochi silenzi o assensi anche a sinistra, ha avuto inizio quel progetto malato di pacificazione ed unificazione nazionale fondato sulla lobotomia di massa e sulla pedagogia mediatica del disimpegno, del disinteresse, dell’indifferenza ed infine del più volgare cinismo, di cui viviamo oggi le più desolanti ed evidenti conseguenze.

Un’antropologia nazionale fondata sul dogma del disincanto, sulla solitudine di massa e su un individualismo senza individualità, in cui i canoni pur necessari e ineludibili della società liquida e postmoderna sono stati imbrigliati e incanalati in una delle più spaventose operazioni coatte, e cioè progettuali, di devastazione delle coscienze, della memoria, della percezione stessa della dimensione temporale e di omologazione attorno ad un unico ed uniforme inconscio collettivo rappresentato dallo spettacolo televisivo italiano, che ha plasmato nel corso dei decenni a propria immagine e somiglianza un’intera comunità smarrita e trainata nella più greve regressione culturale e antropologica.

Quella che abbiamo definito in quest’anno di lotta come “ideologia della separazione” (tra ruoli sociali, ambienti, generi, individui) è riuscita nel silenzio generalizzato a radicarsi nel Dna di quel corpo sano che era stato, dalla Resistenza contro il fascismo alla simbolica morte di Pasolini, un autentico coordinamento plurale di produzioni e diffusione di culture, sensibilità e coscienze come presagio e presentimento di un Paese da costruire nell’alleanza e nel continuo scambio tra fermento artistico, vivacità giornalistica, approfondimento scolastico e ricerca universitaria.

 I tre ambiti che come saprete abbiamo oggi convocato sono in rappresentanza, ancora necessariamente simbolica e non scientifica, del mondo dell’arte (la produzione di opere), il mondo degli studi universitari e il mondo del giornalismo culturale legato a quella porzione di visione politica che dovrebbe avere a cuore un’idea alternativa di società e di sviluppo, fondati sulla partecipazione democratica alla cosa pubblica e sullo sviluppo delle opportunità di conoscenza e diffusione culturale.

Ad oggi, come risulta evidente, questi tre ambienti vivono e svolgono i propri percorsi come monadi separate, persino quando le loro intenzioni di lotta convergerebbero naturalmente verso uno stesso obiettivo che è il superamento del pantano storico nazionale. (…)”

@Calpestare l’Oblio, www.lagru.org; www.argonline.it

 

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