Critical Mass: la fantasia del pedale

maggio 28, 2010 § Lascia un commento

Riscoprire il flusso, il movimento lento, solo la bici può darlo. Li vedete di giorno quei ciclisti lenti, elfi diversi, rompere dalla loro leggera bellezza l’ingorgo assurdo? Talmente belli che a volta creano l’invidia dei automobilisti anacronistici. Questo venerdì 27 maggio, come, ogni venerdì e per tutto questo week-end interplanetario, la Critical Mass, parte dai Fori Imperiali a Roma per riprendersi la strada di tutti; Critical perché la bici è potenzialmente la scheggia di spina nel fianco del capitale. E’ no inquinante, no oil, va di pari passo con la fine del petrolio e dell’ideologia del consumo. Il suo mercato conosce d’altronde un vero boom mondiale; se usata massicciamente potrebbe avere colossali conseguenze di tipo “effetto pedalata” e persino ridisegnare le mappe e spazi della città. Scherzi a parte, se la bicicletta sicuramente non potrà rappresentare la “terza via” tra comunismo e liberismo, è senza dubbio un primo piccolo passo per il benessere cittadino, che coniughi mobilità, fluidità e serenità; la poesia in regalo.

In una società stra veloce che riduce i rapporti umani al minimo virtuale, pedalare permette anche relazioni più dirette. Ci si parla tra sconosciuti, si presta attenzione ai propri simili: la bici è “riscoperta dell’altro”. Secondo Marc Augé, c’è persino un «nuovo umanesimo dei ciclisti». Se questa formula è uno sberleffo a Sartre, in realtà svela una tendenza sociale dal basso già in atto: sempre più numerosi i cittadini che volendo riappropriarsi dell’uso dei cinque sensi, del tempo e del ritmo, della propria vita, scelgono la bici. A rischio della propria pelle, con un numero crescente di incidenti stradali dove un ciclista perde la vita, per il disprezzo, ovvero l’annullamento quotidiano omicidio di automobilisti in ritardo sulla strada del lavoro – e per una cultura urbana arretrata, ottocentesca, basata su un lavoratore- un mezzo che richiederebbe una totale riorganizzazione. Invece, rimane il tabù della società italiana chiusa nel proprio immobilismo e incapace di pensare il cambiamento, possibile.

Il ciclista urbano oggi non è un neo-hippy nostalgico o un pensionato in male di ginnastica, ma l’inventore di un nuovo equilibrio. E’ un avanguardista capace di vedere e risolvere il cuore del problema con una semplice pedalata. E’ l’esigenza di una società diversa, più lenta, che permetti la realizzazione di ognuno, su tempi e ritmi sostenibili, per ricostruire una convivenza nonviolenta. La bici è utopia concreta in grado di riconciliare una società malata con se stessa. PEDALA!!!!!!

 

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