Oltre la manifestazione è ora di trasformazione

dicembre 17, 2009 § Lascia un commento

@Pubblicato su Agenzia Radicale, giovedi 17 Dicembre 2009

Sì, era bella la piazza viola. Sì, sono allegre e fondamentali le manifestazioni, quando esprimono emozione, dissenso e voglia di cambiamento. Sospendendo, però, un giudizio a caldo sul “No B-Day”, che forse contiene in grembo una nuova protesta e una energia civile in germoglio, le manifestazioni di questi ultimi mesi hanno un grave limite in comune: quello di non produrre nessun reale cambiamento, né l’inizio di una lotta duratura. Temporanei sfoghi di umori, tanto più brillanti meteore, tanto più velocemente dimenticate; orfani di una nascita. Torna in mente la bella e colorata manifestazione contro il razzismo, con una stragrande maggioranza di immigrati che sfilavano per prendere in mano la loro integrazione; quella per la libertà di stampa, stracolma, ma morta perché nata chiusa dalle sue contraddizioni; o ancora la più recente, il 28 novembre, sulla violenza contro le donne: pochissime femministe, grida e corpi che poco o niente hanno mosso. Nessuna onda che abbia trasformato in profondità le relazioni tra i diversi, la libertà e la democrazia, il rapporto uomo-donna.

Le manifestazioni, di fatto, producono ancora reale cambiamento politico culturale? E’ lecito chiederselo. Opposta ma anche speculare al sistema, la manifestazione come modalità è una specie di vecchio retaggio delle forme di lotta e di conflitto proprie all’Ottocento e al sistema democratico liberalcapitalista. Ma ora – in tempo di crisi e di una sotterranea ma potente aspirazione verso un’altra società, nonviolenta, creativa e davvero libera – non è forse il caso di scoprire un nuovo metodo di pensiero e di azione per mutare il presente? Oggi, la voce delle donne, per esempio, non può più essere “ci mettiamo insieme e gridiamo contro il maschio violento”… la voce delle donne sarà risonante e reale quando sarà per “identità” e non per grida; emancipazione dalla violenza, sulla base della trasformazione del proprio rapporto con se stesse e con l’altro. Quando sarà movimento interno, appunto psichico. Liberazione delle menti. Allora una forza collettiva, costruita sulle fondamenta di una propria identità interna, avrà una possibilità per diventare vera trasformazione sociale.

In altre parole: sembra superata la manifestazione come strumento politico e culturale perché è forse ora di vedere che la società ha sete e desiderio ed è matura per un’altra dimensione di lotta: non è più tempo di manifestazione, ma di trasformazione umana.

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