La ribellione e la mente

agosto 28, 2009 § Lascia un commento

Non è scendendo in piazza, facendo presenza di corpi e di parole, che si può fare rivoluzione oggi, ma inventando una nuova forma di ribellione. Perché la società è cambiata e per sconfiggere il diffuso “senso di inutilità dell’agire politico” bisogna inventare un nuovo modo di resistere comune. Le modalità di lotta passate hanno d’altronde dimostrato i loro limiti e tocca ora separarsi nettamente invece di rimpiangerle e di augurarsene il ritorno: il ’68 suicida, basato su un falso concetto di desiderio e su una libertà senza identità; il femminismo che pensava di raggiungere una parità attraverso un annullamento dell’altro maschile, invece di capire che essa si costruisce nel rapporto dialettico e vitale col diverso da sé. Entrambi, movimenti che non hanno prodotto una vera e duratura liberazione, per non avere scoperto che essa deve partire prima di tutto da una trasformazione nella psiche.

Per inventare una nuova ribellione che sia nonviolenta, bisogna affiancare alla resistenza (alla disobbedienza civile e agli aspetti salvabili, se ci sono, del ’68 e del femminismo) una nuova ricerca sulla mente umana.

@floremy Pubblicato sull’Unità, 18 agosto 2009

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