Frontiere nostre

agosto 22, 2009 § Lascia un commento

Cosa avviene alle nostre frontiere ci riguarda. La violazione quotidiana dei diritti di esseri umani; che ci sognano e viaggiano e, spesso muoiono. Non può mancare di interrogarci, di violentarci di risvegliarci…se fosse ancora possibile. Perché interroga ben la nostra di umanità, la nostra indifferenza; e il nostro “benessere” carnefice, che si traduce da un lasciare morire uomini e donne, alcune incinte, su barconi roventi e affollati. A due passi di casa nostra.

 Quel barcone, non poteva passare invisibile alla rete di radar, satelliti, guardie, nel un mediterraneo stra trafficato, dove s’incontrano pletora di barche nave militari polizia… Allora cosa significa: sono lasciati morire? Perché migranti? Perché potenziali clandestini? Perché africani? Neri? Perché la retorica xenofoba ha troppo ben confuso le menti, questi uomini e donne siano stati considerati da poco valore. Da abbandonare nel mare. Si chiediamo un indagine, come ha chiesto C. Hein del Cir. E risvegliamoci capiamo che siamo governati da mostri cinici, primo in titolo Maroni che all’annuncio della strage, la nega, come se non lo riguardasse.

 E poi questa strage ci interroga più profondamente ed echeggia il dibattito in corso sul’ assenza di agire politico in questo Paese. Dove è davvero sconnesso il rapporto tra coscienza e azione come diceva Nadia Urbinati. Dove tante associazioni, UNHCR, Cir, Ong da anni, giustamente gridano ogni giorno che si ripristino i diritti dei migranti. Gridi sconcertati da cittadini consapevoli delle deriva disumanizzante. Perché questo lasciare morire migranti non sarebbe una nuova forma di sottile fascismo – il trattamento disuguale due umanità, combinato al nostro silenzio. Dove ogni reazione, questione, inchieste, in questo Paese di gomma, sembra sempre di cadere nel un vuoto, un abisso di silenzio, venire inghiottiti nel nulla. Come se non ci fosse più un paese reale in grado di sollevare domande e aspettare riposte. Come se fosse scomparso il paese sotto i nostro piedi e rimanessimo orfani della politica. Orfani della nostra umanità.

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