Immigrazione Religione Confusione

giugno 2, 2009 § Lascia un commento

Permessi di soggiorno in nome di Dio!

La questione “immigrazione” è diventata in Italia il terreno sociale prediletto della Chiesa. Nei migranti essa identifica i nuovi “deboli” e gli “indifesi”, i naturali destinatari della sua beneficenza e della sua retorica. Tanto da sembrare oggi in prima fila nella denuncia delle politiche migratorie del Paese e del “pacchetto sicurezza”, come l’ultimo fronte che resista all’onda di xenofobia.
Non ultima la notizia che i padri comboniani vogliono dare «permessi di soggiorno ai migranti… in nome di Dio!». Padri missionari in testa, la rete delle associazioni cattoliche si sta preparando per la Giornata mondiale del Rifugiato del prossimo 20 giugno a rilasciare, a chi viene considerato irregolare, un permesso di soggiorno “quasi” identico a quello del ministero dell’Interno, che porterà la dicitura «Ministero del Cielo».
Nonostante l’intento provocatorio mirato forse a risvegliare autorità e cittadini, l’iniziativa sottende il forte grado di confusione culturale che circonda la questione immigrazione in Italia. Invece di essere affrontata – come dovrebbe – in termini di cittadinanza e di diritti umani, essa retrocede a una dimensione di carità cristiana. D’altronde si sa che l’aiuto al prossimo, considerato come “vittima”, è una forma di potere sull’altro. Una sorta di violenza invisibile.
L’immigrato non deve essere solo “aiutato”, ma considerato nella sua irriducibile umanità uguale alla mia. In termini né religiosi né di assistenzialismo, ma di uguaglianza psichica tra gli esseri umani.
È una questione urgente e di fondamentale importanza. Il Sud del mondo sta approdando in Europa a ritmi sempre più veloci, senza che noi siamo capaci di guardare, oltre al barcone stracolmo, le dinamiche politico-economiche – dittature, guerre, nuova fame – che spingono queste donne e uomini a emigrare; senza contare il vero “colonialismo mentale” che abbiamo innescato. Arrivano, ma solo per essere ridotti all’esclusiva ricerca quotidiana di cibo e tetto, una sopravvivenza che li deruba della possibilità di un’identità e dei loro sogni. Ecco la domanda che esploderà prima o poi: come possono coesistere uomini liberi con uomini-bisogni, uomini-rifiuti? E quanto può durare questa non esistenza, anzi “dis-esistenza”, senza fare implodere la nostra stessa umanità?
Le grandi questioni politiche e culturali degli anni a venire si giocano forse in questo abisso, che si scava ogni giorno nel nostro Paese, dove è in formazione una specie di normalmente accettata “seconda umanità”. Occorre, al contrario, chiarezza su cosa sia un uomo, affinché la politica non resti assistenzialismo cristiano o, peggio, diventi inaccettabile gestione di due umanità disuguali.

 

@ Floremy, Pubblicato sull’Unità, 300509

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