Un’immagine femminile

febbraio 25, 2009 § 1 Commento

libera

Oggi, un articolo su Liberazione, sembrava una piccola “rivoluzione”, per non dire un “miracolo”. Intitolava “Altro che ronde, ripensiamo il rapporto uomo-donna”. Un titolo in realtà traditore. La presidente del Centro antiviolenza Differenza Donna intervistata, Manuela Moroli, ricade ben presto nelle aporie e i vecchi slogan del pensiero femminista : la violenza letta come problema del maschile, “violenza maschile”, “questione di genere”, etc… A questi tentativi di “interpretazioni” (che coprono decine di pagine di giornali questi giorni), manca l’unico concetto unico in grado di spiegare la violenza interumana, la “pulsione di annullamento” dell’altro, scoperta e teorizzata da Massimo Fagioli, più di quarant’anni fa.

Se ci fosse una conoscenza sulla realtà umana psichica invisibile, tale teorizzata nella Teoria della nascita, non ci sarebbero bisogno delle “grida” delle femministe ormai superati, sia culturalmente che nei fatti. Mai a proposito, furono così infondate le accuse delle femministe e le distorsioni della Teoria apparse sui giornali nel corso di dicembre 2008 (in particolare su Liberazione). Questa “ricerca collettiva” e prassi da più di quarant’anni è una cura scientifica, che mira, insieme ad altri risultati, a liberare le donne da rapporti distruttivi (inclusa la violenza maschile, che può essere anche e vice-versa femminile), da madri malate (ecc…). Insieme a liberarle dalla dominazione di una cultura millenaria nei loro confronti, che ha sempre provato a controllare ovvero distruggere la loro identità:  irrazionale.

Una teoria e una prassi di ricerca per fare rinascere le donne alla loro identità, “in maniera diecimila volte più bella” (La lettera a Lotta continua). Una teoria che ha dato, a centinaia di donne, la nascita

Oltre ad una nuova identità, persino una voce. Come riassume Massimo Fagioli se stesso, in una formula lapidaria, la riuscita di questa ricerca e prassi: esiste ora “una realtà di donna che è diventata diversa da prima (…) ora è libera ed autonoma e intelligente e studiosa, senza identificazioni con gli altri”,

                                               “parla

(numero di Left del 12 dicembre 2008). Si tratta di liberazione, compagne, questo riprendere la parola nell’uno imposto mutismo millenario. Identità, resistenza alla cultura di repressione. Tutto un programma che potrebbe interessare le femministe se non fossero rinchiuse nella gabbia nel loro pensiero unico.   

Ma per poter avvicinarsi alla teoria, esse dovrebbero lasciare, ovvero “seppellire”, la loro cara tanto infondata illusione di un’identità femminile auto-creata, mostruosamente pensata come “auto partorita”., “precostituita” ad ogni rapporto con il maschile (una realtà che loro ritengono superflua, secondaria). Una specie di autori ferimento speculare e disumano. 

Se il femminismo è stato una conquista storica cruciale per le sue conquiste materiali e culturali, ha anche avuto in grembo, in modo meno evidente, una violenza sotterranea efferata. Cova, infatti, al cuore del suo pensiero, l’annullamento dell’altro diverso da sé (oltre a dimenticarsi del concetto di uguaglianza tra esseri umani, una bella contraddizione per chi si dice di sinistra…).

Solo il rapporto all’altro diverso da sé, il cruciale vitale rapporto uomo-donna, può dare l’identità. Per una donna, il rapporto dialettico e senza rinuncia alla propria identità, all’identità maschile. E vice versa. Tanto è sotto gli occhi di tutti, che una donna senza immagine maschile è una donna senza fantasia, che ha smarrito insieme al rapporto all’altro, il suo irrazionale, la sua capacità di immaginare.

La differenza fondamentale tra femminismo e ricerca sulla realtà umana sta proprio in queste parole: costruzione di un’identità femminile, con la straordinaria novità rivoluzionaria (rispetto a tutte le aporie del pensiero 68), del rapporto uomo-donna irrazionale. Per un’identità nuova e creativa

Una “rivoluzione politica” oggi, sarebbe, invece di spiegare la violenza contro le donne da un’immaginaria e unica “responsabilità maschile”, di diffondere una cultura del rapporto interumano non violento. Per cancellare ogni forma di violenza sia contro gli uomini che  contro le donne. E’ possibile immaginare e creare la possibilità di rapporti uomo-donna creativi, basati sulla fantasia.

Per dirla in due parole, la ricerca di Massimo Fagioli è intrinsecamente una ricerca per le donne, (è paradossale che ancora oggi le femministe non la scoprono) che ha persino creato un “immagine femminile” collettiva,

 “mandata nel mondo inconscio (…)

e cammina, ora (…)

libera“. ..

Auguri donne irrazionali!

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