“Pericolo democrazia”: parola di partigiani

febbraio 10, 2009 § Lascia un commento

 “E’ allarme, pericolo per la democrazia”. Parola di partigiani, non proni alle esagerazioni. Per chi la libertà l’ha vissuta sulla propria pelle ed è sopravvissuto al fascismo, sono parole potenti. Erano in tanti, sabato 6 Febbraio al Teatro Italia all’assemblea organizzata dall’Anpi (di Roma e del Lazio), per protestare contro la proposta di legge 1360, che tenta di fatto di equiparare partigiani e deportati ai repubblichini di Salò, a proposito dell’ assegnazione dell’ istituendo ordine tricolore. Essa recita “l’onorificenza è conferita a coloro (…), nonché ai combattenti nelle formazioni dell’esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-45”. E’ il progetto di legge 1360,  passato quasi invisibile e sconosciuto al grande pubblico. 

Ma i partigiani non ci stanno, è una legge ignobile. Un attacco a fondo alla memoria,   che tenta di sovvertire la storia d’ Italia. L’ennesimo tentativo (già varie volte avanzato nel corso di precedenti legislature) di riabilitare la Repubblica di Salò che appoggiò la causa del nazismo. “E’ revisionismo storico”, come ricorda Massimo Rendina, presidente del Anpi di Roma e del Lazio.  Una cultura popolare diffusa dove si fanno sempre meno chiare le frontiere tra quelli che hanno combattuto per la liberazione dell  Italia dalla dittatura e quelli che hanno consegnato nella mani dei tedeschi migliaia di ragazzi italiani e di ebrei per inviarli nei lager e ai forni crematori. Una differenza di sostanza.  Di mezzo, la libertà. (Gli interventi hanno tutti accennato al contesto di regressione politico, dalle dichiarazioni questi ultimi mesi di Ministri dello Stato o dal Vaticano).

Non è stata dunque la solita giornata di ricordo alla memoria. I valori  della lotta partigiana, prendono corpo, emozioni alla luce del presente.  In tanti a richiedere la parola perché questa proposta di legge affossa i principi fondamentali della Repubblica, insulta la memoria di tutti. Essa è viva, echeggia. E poi, a dargli nuova linfa è presente l’ Onda, come a fare il nesso, vitale, tra memoria e oggi. Giovanissimi studenti, svegli, che criticano il testo unico Gelmini (che mette a repentaglio l’insegnamento della storia alle nuove generazione e rischia di creare non “fuga, ma assenza di cervelli”). C’ è Sirio, che ha fondato, insieme ad altri liceali, un circolo Anpi per resistere al radicamento dell’estrema destra e alla crescente xenofobia nella scuola  e parla di nuovo “fascismo del III millennio”. I giovani sono particolarmente vulnerabili alla violenza fascista di strada, ammonisce la madre di Renato Biagetti, il ragazzo ucciso a Focene nel 2006. Accusa anche il Sindaco Alemanno di sdoganamento dei gruppuscoli ultrà nella capitale. Gronda l’indignazione, persino accenti di ribellione in questa assemblea cittadina che crea i nessi, ricollega i diversi segnali e ricostruisce chiaro, il puzzle che mina la democrazia e le sue regole. Questa legge infatti non arriva in un momento a caso, ma insieme ad altre che vanno ad attaccare i principi fondamentali della democrazia. C’ è uno stretto legame tra la volontà di governare medesimi decreti di emergenza e la crisi sociale e economica che sta per abbattersi sulla penisola (quella degli anni 30′ ha avuto per esito la guerra mondiale e il fascismo, ricordano in tanti). I segnali. Attacco al diritto di sciopero, militari in città, quasi ad anticipare su l’autoritarismo in germe. 

Con tempismo quasi perfetto, all’indomani della notte buia della Repubblica dove è scontro istituzionale senza precedenti tra Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica, l’assemblea diventa protesta aperta contro questo governo. La democrazia è sul “orlo del precipizio”, dice Armando Cossuta, Berlusconi minacciando di cambiare la costituzione governa attraverso “il sistema dello spettacolo, e con l’appoggio del Vaticano, si erge contro lo Stato laico sovrano”. Aggiunge “la giornata di venerdì 6 febbraio, apre ferite profonde e chiama tutti cittadini a manifestare contro il governo e costituire un fronte democratico. Di tutti. C’è un richiamo finale all’ “unità nazionale” e riecheggiano anni non lontani. Quasi alla disobbedienza civile, alla Resistenza sempre.

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