Come un uomo sulla terra

febbraio 3, 2009 § Lascia un commento

Le mappe d’Africa, non potranno mai raccontare questo viaggio. Disumano. La lenta discesa nello “stato” del non diritto. Un viaggio verso l’Europa che affrontano spesso speranzosi i candidati all’emigrazione, dal Sudan, dall’Etiopia, Eritrea ed altri paesi subsahariani. Si immaginano, si, le mille difficoltà e rischi nell’attraversare il più grande deserto del mondo, ma mai di essere scambiati, “rivenduti” come merce, presi nella trappola di poliziotti libici corrotti e intermediari senza scrupoli. Ci voleva il documentario-denuncia di Dagmawi Yimer e Andrea Segre per svelare le torture e vere e proprie deportazioni in atto sul territorio libico, una frontiera “esternalizzata” della nuova fortezza Europa.

E’ un viaggio di alcuni mesi, ma che avrai a vita stampato sulla pelle. Dentro. Allora ci vuole la testimonianza. E’ quello che hanno deciso Dag, giovane Etiope, e gli altri superstiti del viaggio, “approdati” a Roma alla scuola d’italiano Asinitas Onlus. Dagmawi Yimer (Dag) studiava giurisprudenza a Addis Abeba, quando la repressione politica e il sogno di uno stato di diritto in Europa, l’hanno spinto ad emigrare. E’ approdato a Lampedusa, stremato su un barcone stracolmo nel 2006, dopo mesi di sopraffazioni, multi-arresti, passaggi per vari centri di detenzione. Violenze. Tutte arbitrarie. Superato la propria storia, Dag è diventato regista, per raccogliere la storia degli altri e fare memoria. Necessaria.

E’ un film tutto costruito sulla parola e l’ascolto paziente delle esperienze spesso inaudibili dei coetanei. Tessere i ricordi, è stato infatti solo possibile dall’esperienza condivisa del terribile viaggio e dall’intimità di una lingua in comune. Le storie sono raccontate tra emigrati in prima persona, senza il filtro di uno sguardo esterno. Un dialogo in una cucina, sull’orlo dell’indicibile.
Immagini. Intasamenti di corpi su camions attraverso il deserto tra Sudan e Libia – mortale, per chi, per il troppo affollamento, ne cade – come Tasfae e Yared, e altri donne e uomini abbandonati intere settimane in mezzo al Sahara. La sete. Le ore. Settimane. Immagine quasi surreale delle piste che si perdono nel nulla, profetica, per dire tutto l’ignoto di quest’avventura. Prima del peggio: la chiusura in containers per essere portati più a Sud. Vere e semplice “deportazioni”.
Da “uomo”, diventi “merce”. La cinepresa si attarda in dettaglio su un container vuoto. E all’improviso puzza di paura, di vomito e di piscia che ti fai addosso. Soffochi. E uno dei piani più efficaci del film, per ricordare tutti gli scomparsi, morti di sete, picchiati a morte, torturati, svenuti nel nulla di un carcere libico.
Kufrah. Un nome che fa ancora tremare i rari superstiti. Cinque celle in verticale, il cesso in mezzo. Senza acqua, “nemmeno le bestie potrebbero starci”, oggi si pensa che sono ancora 700 “a marcire lì”. Uomini e donne che di male non hanno fatto niente, solo quello di “emigrare”. Sui muri, gli anni di detenzione, i paesi di provenienza : Ghana, Mali, tutta l’Africa migrante è passata qua. E queste scritte: “se questo è emigrare, è meglio la morte”. Un “centro di custode temporaneo”, dove entri, senza tribunale, e da dove non sai mai, quando uscirai. Se ne esci; paradosso, se hai la “chance” di essere “comprato” da un contrabbandiere sudanese. “Sono stato arrestato 7 volte, incarcerato, rivenduto 5 volte”, racconta John, uno dei testimoni. E aggiunge, ancora incredule, “questo, essere “venduto’, non l’avrei mai immaginato. Perché sono un uomo”. Si tratta infatti di vero e proprio traffico di esseri umani, un business che fiorisce, di 400 dollari a testa per ogni “passaggio”.

Kufrah, è uno dei campi di detenzione finanziato dall’Italia in Libia. Gli ultimi accordi bilateral”, firmati ogni anno prevedevano dalla parte dello stato italiano, formazione delle “guardie nazionale, e “assistenza tecnica” per il controllo delle frontiere: “radar, gommoni, …e 1000 buste per i cadaveri”. Gli stati membri delegano la responsabilità del controllo, in scambio di accordi commerciali (e non indifferente petrolio libico) ai paesi del Maghreb, che non brillano certo per la difesa dei diritti umani. Tutti i mezzi sono permessi.

Quando il documentario si spinge al confronto diretto con i politici, come Frattini, Ministro degli Esteri, o il coordinatore di FRONTEX (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne), parlano di “flussi”. Mai di uomini. FRONTEX : un budget europeo di 71 millioni di euros, per chiudere un occhio sulle violazione dei diritti dell’uomo, le violazione di tutte le Convenzione Internazionale di cui quella di Ginevra sulle condizione di detenzione in carcere, etc… Omertà politica.

E quando a volta, la parola non può più dire, ci sono gli sguardi, ancora increduli. Immensa dignità, pudore dei testimoni. Gli stupri, si leggono nei volti. Sono senza rabbia : nutriscono un solo sogno: che le violazioni siano denunciate e fermate. Come dice Tighist, giovane etiope di 23 anni, “che nessuno mai più dovesse compiere questo genere di viaggio”.

Tutti noi dovremmo vedere questo film, è una questione morale. Per sconvolgere le nostre coscienze, di essere cittadini italiani.

COME UN UOMO SULLA TERRA
Andrea Segre e Dagmawi Yimer
in collaborazione con Riccardo Biadene
durata: 68’

 

 

 

Martedì 3 febbraio è stato approvato il Trattato Italia-Libia, in base a quello vengano potenziate gli azioni di contrasto dei migranti africani. Abusi, arresti arbitrari, detenzioni senza processo in condizioni degradanti, torture, violenze fisiche e sessuali, deportazioni in pieno deserto. nelle prigione libiche. Tutte le info sul sito: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Come un uomo sulla terra su FLOREMY.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: