La trasformazione sociale è umana

dicembre 23, 2008 § Lascia un commento

15/10/08 sinistra, la trasformazione sociale e umana è possibile

 

Pure essendo cruciale il conflitto sociale, le manifestazioni, e persino la rabbia, non sembrano più essere in grado di trasformare la società. Il “nuovo modello politico e culturale feroce”, come alertava Marco Revelli a luglio scorso su Liberazione e l’immensa deriva sociale e culturale del paese, sembrano esserne delle prove scottanti : razzismo sociale e istituzionale, attacco culturale triomphante della nuova destra e paura del diverso…

 

Alla luce di questa “regressione”, viene la questione del perché la sinistra non sia risucita a diffondere una cultura nuova non-violenta e radicata nella relazione al diverso. Com’è possibile capire una tale regressione sociale oggi se non è studiata o compresa attraverso una ricerca sull’essere umano nella sua totalità?

 

L’idea di un nuovo tipo di regressione umana prodotta dal neo-capitalismo – che produce il suo corteo di assenza e violenza umane – era stata sfiorata nell’ultimo numero di Alternative per il Socialismo. Ma esso non si era spinto ad esplorare nuove ipotesi di ricerca sulle ragioni profonde della sconfitta della sinistra: l’assenza di idee e di utopie realizzabile. Allorché le alternative concrete al capitalismo per liberare le nostre vite-oggetto dal capitale non sono mai state cosi numerosi e diffuse (decrescita, gas, uso della bicicletta, auto-gestione, etc…). La sinistra italiana non si è occupata, come proponeva Ricardo Petrella su Carta, ” di organizzare la messa in rete di tutto quello che c’`e di vivo in Italia”. E di proporre il cambiamento oggi possibile.

 

Varie e numerose sono le ragioni e le analisi della sconfittta, ma alla luce della deriva attuale, non sarebbe proprio perché la sinistra non ha più sognato la nostra liberazione in quanto essere umani? La sinistra di questi anni si è limitata a gestire il capitalismo, attraverso categorie del pensiero: lavoro, sindacato, lotta alla precarietà, ect… e di proporre il conflitto sociale come unica possibilità (quello che ha vinto il Congresso). L’area Bertinottiana, senza osare formularlo esplicitamente, forse perché le parole di psiche, di trasformazione e di fantasia, terrorrizzano ancora una sinistra tradizionale (e superata), aveva intuito che fosse un altro il discorso da costruire, non sui ‘bisogni”, ma sulle “esigenze”di realizazzione di un’identità umana.

@floremy, scritto il 15/10/08.

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